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Baphomet a Venezia

Finalmente il Bafometto è a Venezia. La Fondazione Bevilacqua La Masa allestisce (fino al 9 Aprile 2007) l'esposizione dei 17 disegni e dei 4 studi, eseguiti tra il 1982 e il 1989 e fino ad ora mai mostrati al pubblico, che Pierre Klossowski dedicò alla commedia su Le Baphomet il cui testo fu scritto dallo stesso Klossowski nel 1965. La commedia, che avrebbe dovuto essere messa in scena da Carmelo Bene alla Biennale Teatro di Venezia del 1989, non vide mai la luce in quanto Carmelo Bene abbandonò improvvisamente il progetto.

Di quella collaborazione incompiuta rimangono quindi 17 splendide tavole composte a matita colorata su carta che narrano le vicende erotico-sacrali di Ogier: uno splendido efebo entrato in un monastero dei Templari dove, mutando la propria natura, da una conturbante Santa Teresa al demone Bafometto, porta scompiglio e seduzione, istigazione al male e al peccato ma, al contempo, sacralità, bellezza e grazia.

Le scene più significative sono rappresentate in tavole piuttosto grandi che Klossowski disegnava chino per terra. Lo stile è infantile, acerbo (Klossowski non era un pittore né voleva esserlo) ma comunque fortemente simbolico e rende perfettamente l'idea che l'autore aveva del suo aggraziato e seducente protagonista. Il membro di Ogier è sempre elegantemente evidente sotto i suoi aderenti abiti rinascimentali. Le sfumature di lilla e di viola del suo vestito rimandano alla figura del giullare, giullare efebo il cui viso delicato è pieno di grazia puerile. Gli occhi azzurri, la pelle chiara e le labbra rosse sono costantemente evidenziate, al contrario dei volti degli altri personaggi dominati invece da scale cromatiche spente e pallide. Nonostante la mancanza di competenza pittorica di Klossowski, la bellezza del viso di Ogier spicca e riesce continuamente ad imporsi. Il viso del tricefalo Ogier/Bafometto/Santa Teresa è, in ogni tavola, sempre più curato e definito rispetto a quello dei suoi adoratori templari. Il suo corpo è magro e armonioso, delicato e ammaliante. La sua gentilezza adolescenziale non priva di ambiguità è vivamente centrale in ogni disegno.

Klossowski, prete spretato, romanziere e filosofo, cresciuto accanto a Rilke, nutritosi di Flaubert, Stendhal, Poe, Balzac, Nietzsche, Kafka, amico e collaboratore di Masson e Bataille nella rivista Acéphale, ha messo in evidenza quella ambiguità interna alla sacralità stessa, il doppio del sacro, la religiosità del male, della seduzione e del peccato. La rivalsa, la rivincita, il riscatto di Eros rispetto a Dio medesimo. La stessa trinità di Ogier (Ogier, Bafometto, Santa Teresa) sembra apparire come una parodia erotica della trinità cristiana. Le Baphomet è un'opera in cui si manifesta pienamente quella visione per la quale erotismo, puerilità, gioco e sacralità si intrecciano ripetutamente nella vita così come si intrecciano costantemente nella natura eterogenea di Ogier. L'erotismo dirompente del Bafometto, la sua religiosità blasfema consiste precisamente nel liberare la sacralità dalla morale, nello svincolare l'ék-stasis dalla cosiddetta retta via. Poiché se il sacro è in primo luogo un'esperienza, come si può aprioristicamente circoscrivere tale esperienza all'interno di un codice morale o di un dogma religioso? Come ci dice Klossowski e con lui Bataille, se esistono limiti all'esperienza sacrale allora il sacro propostoci è viziato alla radice da categorie intellettuali con le quali il sacro in quanto ék-stasis non ha nulla a che vedere e che gli sono profondamente estranee.

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