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Scritto da nel Economia e Politica, Numero 12 - 1 Marzo 2007 | 0 commenti

Evviva la politica

Ecco di nuovo avanti nel passato, altro che indietro nel futuro come in un noto film americano. La politica italiana prosegue nelle sue bizzarre traiettorie, dove alle convergenze parallele, al compromesso storico e a quant'altro di vissuto negli anni della Repubblica si aggiunge il fatto che il Governo Prodi venga battuto in Parlamento.

Nove anni fa, nell'ottobre 1998, capitò alla Camera dei Deputati dove per un solo voto Prodi perse la fiducia: i NO superarono i SI e allora per recuperare la situazione occorse un cambio di premier ed un allargamento della maggioranza ai centristi di Mastella. Si parlava allora di un nuovo centrosinistra, anzi centro-sinistra con il trattino, che fosse in grado di incubare in se stesso la ripresa di consenso delle forze storicamente rivali del berlusconismo in nome della tradizione repubblicana.

In politica, checchè ne dica la gente, le cose da sole non cambiano: non ci sono i maghi e le streghe, per cui magie e stregonerie rimangono nel campo della pubblicità e non modificano la realtà delle cose.

Così fu per le presunte capacità taumaturgiche dell'allora immacolato ex-premier, paladino di un maggioritario che non è mai esistito e rivale delle prospettive della coalizione che Massimo D'Alema assunse l'onere di guidare. Questa fantomatica necessità di purificarsi costò dapprima un D'Alema bis, poi un Governo Amato ed infine come ciliegina la candidatura di Rutelli che ancora oggi perseguita L'Unione in virtù di quella investitura. Lo stesso vale per il nuovo miracolo italiano, che come effetto ha avuto semplicemente quello di miracolare colui che lo aveva promesso.

Oggi la situazione è piuttosto simile ma non del tutto, e non solo per il fatto che si sono trasferite dalla Camera al Senato le persone che schiacciando il bottone risultano determinanti per la sopravvivenza dell'Esecutivo.

Non è cambiata la prospettiva, ovvero la necessità di costruzione di un centro sinistra che si collochi all'interno della politica europea, per tradizione, cultura e qualità della proposta; non è cambiato il motivo specifico, ovvero l'esiguità di una maggioranza che non è in grado di sopravvivere senza l'appoggio delle minoranze estreme dei partiti della sinistra radicale; non sono cambiati gli attori principali: Prodi a Palazzo Chigi e Massimo D'Alema nelle vesti del protagonista, in questo caso della politica estera che pur riscuotendo apprezzamento e consenso tra la popolazione e nelle aule della politica è stata il terreno della sconfitta parlamentare. Forse non a caso, la crisi si è aperta dove meglio le forze riformiste del Governo possono far sentire la propria voce ed esercitare i propri muscoli.

Diverso è l'atteggiamento di molti dei protagonisti. Prodi non pare intenzionato a difendere la verginità e la purezza del proprio Ulivo, forse dopo essersi accorto dell'insensatezza del rifiuto di voti e appoggio da premier per poi condividere con le stesse persone gli scranni del Governo. Il Partito della Rifondazione Comunista sostiene convintamente il Governo, forse in virtù anche della presenza del suo leader sulla poltrona più alta di Montecitorio e della conseguente assunzione di responsabilità verso le istituzioni nazionali. Non esiste, purtroppo, un convergente progetto che dal centro destra possa traghettare un forte partito moderato e cattolico verso la prospettiva possibile: in parte l'Unione di Centro potrebbe essere interessata a non affossarla, perlomeno, chiarita la propria diversità rispetto ad una strategia radicale e distruttiva che leghisti e berluscones normalmente prediligono.

Evviva la politica, dunque. Evviva tutte quelle persone e quei parlamentari che vorranno deporre le armi e confrontarsi con il Governo che bene o male è stato scelto dagli elettori, che vorranno con esso confrontarsi sui temi del Paese, su quei dodici punti che il premier Romano ha delineato. Evviva chi, in nome della dignità della politica e del Parlamento, difende la Necessità della Politica e non si abbassa a parlare di teatrino e scioglimenti. Evviva chi sarà pronto a partecipare ad una machiavellica spartizione di poltrone, che significa e non può significare nient'altro che assunzione comune di responsabilità della classe dirigente verso gli elettori ed il popolo. Poi i numeri e gli equilibri ci diranno se sarà Prodi a guidare per cinque anni la legislatura, a fungere da padano parafulmine per i tanti lampi che incendiano la nostra Italia o se dovrà passare la mano. Ci diranno se la stagione politica che si apre saprà essere all'insegna di riforme e cambiamento oppure se prevarranno le forze della conservazione, di matrice cattolica o padronale.

Checchè ne dica la gente, c'è un motivo se chi non si candida alle elezioni non viene eletto. Buon lavoro, dunque, cari eletti. Non pensate di cavarvela tornando a far parlare il popolo, perché se non avete niente da dire voi figurarsi che cosa possiamo fare noi elettori.

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