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Scritto da nel Numero 16 - 1 Maggio 2007, Tempo e spazio liberi | 0 commenti

Scarti Cap. II Parte Seconda

Segue dal numero scorso


La storia inizia con Alessandro che, una sera in cui è ubriaco come tutte le altre, risale li fiume e s'incammina con l'obiettivo di arrivare fino in valle, in collina, in cerca fondamentalmente di un po' di fresco, perché era un'estate mai vista, un inferno. E passeggia così un po' sulla strada principale, un po' entra ed esce dal bosco, un po' sguazza nella poca acqua portata dal ruscello, finché s'imbatte in un ponteggio vicino ad una villetta. E allora vede quella luce di sicurezza, intermittente, gialla dorata, che lo fa impazzire, in quel momento gli fece crescere una cosa dentro, un divertimento sincero, infantile, come non provava da anni, come non aveva mai provato. Luci e colori, un giocattolo. Allora la stacca dai tubi dell'impalcatura e se la porta via, come un guardiano del bosco con la sua lanterna, come un pesce degli abissi ed il suo occhio luminoso. Allora continua così il suo cammino nel bosco, con quel suo passo strano, quasi di marcia, cadenzato, le braccia aperte e la luce ben tesa davanti. Lucciola improbabile, nella notte estiva della valle, e se Alessandro avesse potuto vedersi da fuori, se avesse il dono di un attimo di serenità per potersi guardare e pensare ai suoi ricordi, allora vedrebbe quant'è fantastica questa immagine, questa scena di lui che corre tra alberi e asfalto, nella notte, magari contento, non felice, contento, con una luce magica in mano, un po' va un po' sta spenta, ma ha un ritmo come un cuore, cuore giallo che da' vita per una notte alla valle in un modo così strano e surreale, e bello e pieno di speranza, immagine di semplicità, di tenerezza e felicità per tutti, espiazione, surreale. Ma purtroppo Alessandro un momento per pensare queste cose non ce l'ha mai avuto, e così quello che si ricorda veramente è il finale reale della vicenda, dramma che susseguì a questo strano attimo di poesia. Così una testa di legno della valle vede qualcuno scappare con la luce e chiama la polizia, mettendosi l'anima in pace, anzi pensando di aver fatto la sua parte nel migliorare il mondo, discriminando tra bene e male. I poliziotti partono, invece di mandarli a fanculo, lui e la luce intermittente, perché erano di pattuglia, annoiati, e così arrivano dopo poco, si acquattano nel buio di un ansa sulla strada principale finché non vedono passare Alessandro anticipato dal bagliore singhiozzante della sua luce. Loro lo conoscono tutti, sanno che è un po' fuori di testa ma sanno anche che non è un bastardo, allora scendono tranquilli dalla volante e gli vanno incontro, cercando di accerchiarlo, “Ale, senti, lascia stare quell'affare, stai calmo e mollalo lì, non è tuo, serve sui ponteggi, dai…”.

Alessandro non sa in effetti perché successe quel che successe dopo, non sa ben spiegarlo e ne ha un vago ricordo, però gli sembra c'entri un qualcosa che al momento aveva chiamato senso della misura, o giù di lì. Cosa gliene veniva al mondo se lui, per quella notte, se ne girava con la luce intermittente, questa era la domanda che gli ronzava, ossessiva, in quel momento, di fronte ai poliziotti che venivano sempre più vicini, più vicini, stringendolo verso un muretto a secco, intenzionati a strappargli via l'oggetto. Cosa Cristo gliene veniva alla Polizia, ai cittadini, a tutti quanti se lui, il quale non possiede una villetta né una Vespa né un lavoro vero, si accontentava quella notte di giocare, perché fra tutte le cose che aveva fatto in vita sua quella era veramente la più vicina ad un gioco, giocare con la lucina intermittente, per strapparsi un sorriso sdentato, ecco, e allora in quel momento gli sembrava un'ingiustizia, davvero, un torto da scoppiargli il cuore quello di riportarlo all'ordine per una cosa del genere, senza senso della misura, appunto. Quindi esagerazione per esagerazione, vuoi per l'alcol in circolo vuoi per l'istinto da battaglia di cui lui era l'incarnazione, l'attimo successivo, giusto il tempo di un grugnito di lotta, da bestia eternamente ferita, Alessandro riesce a strappare la pistola ad un poliziotto e sparargli in faccia. Mentre lo faceva sapeva che era una grande cazzata, e non gli piaceva neppure l'idea, ma fu un lampo. C'era poi quella storia della sicura e altre garanzie del genere, per cui non successe nulla, se non che un poliziotto cascò in ginocchio dopo essersi cagato addosso e altri due si avventarono su Alessandro e lo picchiarono a morte, costringendolo a terra, sconfitto. Dopo qualche tempo, il mondo era un posto due volte migliore nella testa di molte persone, siccome la luce intermittente era al suo posto e Alessandro in prigione, come del resto era previsto e scritto sul suo volto, più o meno fra l'incrocio delle sopracciglia ed il naso.

FINE

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