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Scritto da nel Internazionale, Numero 44 - 1 Agosto 2008 | 0 commenti

Mare Nostrum

All'ombra della Torre Eiffel, lo scorso 13 luglio è ufficialmente nata l'Unione per il Mediterraneo, nuova forma istituzionale del Partenariato euro-mediterraneo, o Processo di Barcellona, tenuto a battesimo nel 1995 nel capoluogo catalano. Sotto la guida del Presidente francese Sarkozy, nonché presidente di turno UE, è stata rinnovata l'alleanza tesa ad avvicinare le sponde divise dal Mare Nostrum: 43 paesi[1] uniti sotto la bandiera bianca (il cielo) e blu (il mare). Il nuovo progetto è complesso, assai ambizioso, circondato da speranze, dubbi e non poche critiche.

- Nuova strategia per l'Europa in crisi –

Dal 1995 ad oggi tante cose sono cambiate, in primo luogo l'Unione Europea: dai 15 stati membri di allora si è passati agli attuali 27, un baricentro che si è spostato dal mare verso l'Est continentale. L'iniziativa voluta fortemente da Sarkozy rappresenta un cambio di rotta a tutti gli effetti: sotto la guida della Francia sempre più euroscettica, si sposta l'attenzione dall'Europa orientale, con tutti i problemi derivanti dall'allargamento ad Est, al bacino del Mediterraneo. Il nuovo e più che apprezzabile impulso politico dato alla cooperazione tra i paesi dell'area suscita però parecchie perplessità: il pericolo è quello di creare delle tensioni e conflitti all'interno della stessa Europa, con una ovvia e preoccupante sovrapposizione e invasione di campo con la Politica Europea di Vicinato.


Un ulteriore rischio è che si tratti di una strategia provvisoria, limitata al semestre di presidenza francese, tesa a distogliere l'attenzione dai profondi problemi che hanno afflitto l'UE negli ultimi anni: dall'allargamento a Est alla problematica questione turca, passando per le mancate o parziali riforme istituzionali che tengono sotto il giogo della burocrazia i sempre più insoddisfatti Paesi membri. Insomma, un vero e proprio diversivo di matrice anti-europeista.
Molte perplessità per gli effetti sulla politica interna, ma fiducia per quelli in politica estera: un cambio di strategia che si pone tra gli obiettivi quello di rinverdire l'egemonia europea (e francese) sull'area, in particolare in Medio-Oriente.

- Nuovo Mediterraneo, nuova alleanza –

Ma i cambiamenti hanno riguardato anche e soprattutto l'altra sponda: una maggiore apertura dei paesi nord-africani grazie ad un consistente miglioramento economico, con più fiducia ed interesse nel cooperare con l'UE. Nonostante il difficile contesto politico, tutti i paesi della regione hanno attuato profonde riforme economiche attraverso privatizzazioni ed aprendosi alle imprese straniere, sfruttando ovviamente come trampolino il boom petrolifero (in particolare Algeria, Libia e Siria), e il sempre più crescente turismo.
Spina nel fianco della nuova alleanza è però

la Libia di Gheddafi, più che mai scettica nei confronti dell'Unione, accusata di non essere in grado di mantenere le promesse fatte a causa delle esigue risorse messe a disposizione. Un problema non da poco vista l'ostile gestione dei flussi migratori attuata dalla Jamahirya nei confronti dell'Europa, ed essendo l'immigrazione una delle priorità dell'alleanza mediterranea.

- Progetti e priorità –

Ma di cosa si occuperà l'Unione per il Mediterraneo?
Nel vertice di Parigi di luglio sono state individuate alcune priorità:

- Ambiente: come tutti i mari del mondo, il Mediterraneo è afflitto da un crescente inquinamento che deve essere tenuto sotto controllo e ridotto attraverso una nuova politica ambientale che si poggia sul Mediterranean Action Plan dell' UNEP e sul Barcelona Convention for Protection against Pollution in the Mediterranean Sea, risalenti agli Anni '70. I progetti già in atto e non, sono molteplici, e sarà premura della nuova Unione concentrare le proprie risorse sui più efficaci.

- Energie rinnovabili: l'Europa, schiava del gas russo e del petrolio, punta sulle relazioni euro-mediterranee per investire nelle energie rinnovabili, in particolare nell'energia solare, attraverso il Piano Solare Mediterraneo. Secondo un recente studio dell'Istituto Europeo per l'Energia, un tappeto di pannelli solari disteso su alcuni chilometri quadrati nel Sahara sarebbe in grado di garantire l'autosufficienza energetica all'intera Europa[2].

- Trasporto: in agenda le autostrade del mare e l'autostrada del Maghreb arabo allo scopo di rendere più agevole il commercio tra le due sponde.

- Cooperazione universitaria: già inaugurata l'Università euro-mediterranea a Portorose in Slovenia, progetto finalizzato alla promozione di un forte dialogo interculturale.

- Immigrazione e Protezione civile: il Mediterraneo, punto di incontro tra religioni, popoli, culture, vede solcare le proprie acque da Sud a Nord da disperati in cerca di una nuova vita. Il controllo dei flussi migratori è per l'Europa la principale priorità. In tal senso sarà indispensabile instaurare una produttiva e continuativa cooperazione anche con la Libia che per il momento si è tenuta fuori dall'Unione. Inoltre si stimolerà la collaborazione tra stati per la prevenzione, preparazione e reazione a disastri naturali.

Le maggiori perplessità sono legate alla reperibilità delle risorse: per questi ed altri progetti bisognerà trovare e combinare finanziamenti di diversa provenienza, non essendo previsti fondi specifici da parte dell'UE da destinare all'Unione per il Mediterraneo.

Al di là delle singole proposte, l'iniziativa deve essere innanzitutto intesa come segnale politico, con l'obiettivo di rafforzare tutti gli attori coinvolti, in una regione più che mai dinamica e dalle enormi potenzialità.

Per saperne di più si consiglia:

- Claire Spencer, Europe and the Mediterranean: Eyeing Other Shores, The World Today – Chatham House's magazine, vol.64 n.7

- Joint Declaration of the Paris Summit for the Mediterranean,

Paris 13 July 2008




[1] Albania, Algeria, Bosnia, Croazia, Egitto, Giordania, Israele, Libano, Marocco, Mauritania, Monaco, Montenegro, Palestina, Siria, Tunisia, Turchia, Unione Europea (27 paesi), più Libia come membro osservatore.

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