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Scritto da nel Internazionale, Numero 52 - 16 Dicembre 2008 | 1 commento

Orrore Zimbabwe: l'inutile cautela della comunità internazionale




Tempo fa, spettatori passivi delle tragedie in Rwanda ed ex-Jugoslavia, scandalizzati ed indignati, si ripromisero che fatti quali genocidi, stupri di massa e orrori vari, non si sarebbero più dovuti ripetere…

30 anni fa lo Zimbabwe era un paese florido con un alto livello economico, tanto da essere soprannominato la “Svizzera d'Africa”. Le scellerate politiche del presidente Robert Mugabe portate avanti dagli anni '80, hanno trascinato però il paese in un'inarrestabile rovina sociale ed economica. Nel settembre 2007 l'Arengo si era occupato del caso Zimbabwe (History repeating: Mubage spara, il mondo non risponde di Michele Zini) commentando le omissioni della comunità internazionale e descrivendo la drammatica situazione in cui versava il paese; ebbene, oggi, a 15 mesi di distanza, assistiamo ad una realtà di gran lunga peggiore e drammatica: negli ultimi mesi più di 600 morti per colera (e già recensiti 14mila casi sospetti), repressione ed arresto degli oppositori politici (vincitori delle elezioni apparentemente democratiche dello scorso marzo), economia allo sbando con l'inflazione a 231.000.000% (settembre), disoccupazione all'80% e PIL al -5,5% (2007), fughe verso il Botswana e il Sud Africa, utilizzo dell'AIDS pandemico come vera e propria arma biologica attraverso gli stupri (nel 2001 il 24,6% della popolazione adulta era infetto), povertà diffusa. Un totale collasso economico, sociale e politico: disoccupazione, corruzione e sottosviluppo stanno affondando il paese in un profondo baratro da cui sembra impossibile un recupero.

Il “sistema Mugabe” sta crollando come un castello di carte: nelle scorse settimane militari ammutinati, impossibilitati a ritirare il proprio stipendio causa carenza di banconote, hanno saccheggiato furiosamente il centro della capitale Harare (si sottolinea che il sostegno dell'esercito è stato finora indispensabile al dittatore per il mantenimento del potere); cliniche ed ospedali sono paralizzati per l'assenza di finanziamenti; viene persino (e finalmente) meno la tacita neutralità degli altri paesi africani (per il primo ministro keniano Odinga “è tempo che i governi africani compiano un'azione decisa per allontanare Mugabe“); l'Occidente indignato minaccia apertamente l'anziano dittatore (Condoleeza Rice afferma che “è tempo che Mugabe se ne vada“, mentre per il premier britannico Brown quello di Mugabe è un “regime macchiato di sangue“).

Insomma: qualcosa, in estremo ritardo, sembra cambiare, con la comunità internazionale che si sta muovendo, intenzionata a liquidare il dittatore.

Ma che tipi d'interventi si possono attuare? Cosa può e non può fare la comunità internazionale?


L'iniziativa è principalmente nelle mani di due soggetti: il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e l'Unione Africana.

Considerare le violazioni dei diritti umani come una minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale renderebbe l'intervento da parte dell'ONU legittimo e legale. Gli stati hanno il dovere di garantire la protezione dei propri cittadini da terrore, pulizia etnica, stragi, catastrofi, epidemie; qualora non siano in grado di garantire ciò, la responsabilità ricade legittimamente sulla comunità internazionale che può assumere iniziative coercitive. Insomma: l'ONU ha la responsabilità di proteggere, anche violando la sovranità territoriale di uno stato. Che cosa trattiene quindi il Consiglio dall'intervenire nello Zimbabwe? I motivi sono ovviamente politici e derivanti dall'atteggiamento ambiguo che Cina e Russia hanno nei confronti di Mugabe. In particolare

la Cina è uno dei principali investitori nel paese – secondo solo al Sud Africa – con decine di società timorose che la fine del regime possa nuocere ai propri affari.

L'ordinamento dell'Unione Africana (organizzazione sovranazionale ed intergovernativa che comprende tutti i paesi africani ad eccezione del Marocco) è più incisivo ed esplicito rispetto a quello ONU. Un eventuale intervento nello Zimbabwe sarebbe legittimato dall'art.4h dell'Atto costitutivo che attribuisce all'organizzazione il “Diritto dell'Unione ad intervenire in uno stato membro in seguito alla decisione dell'Assemblea in caso di gravi circostanze e cioè crimini di guerra, genocidio e crimini contro l'umanità“; si sancisce quindi il diritto d'ingerenza in conflitti interni di uno stato sovrano. Inoltre, vista la gravissima emergenza umanitaria causata da povertà e colera, con conseguenti fughe dal paese, il problema non si presenta esclusivamente come di politica interna dello Zimbabwe, ma come una minaccia alla stabilità politica, economica e sociale dei paesi confinanti (soprattutto Botswana e Sud Africa).


La condizione di stallo rischia di stimolare pericolose iniziative unilaterali, indubbiamente legittime ma che corrono il rischio di non essere del tutto legali. Si rimane in attesa che ONU e comunità internazionale intraprendano misure concrete, rapide ed efficaci, mettendo da parte stucchevoli e demagogiche chiacchiere e cortesie diplomatiche.

1 Commento

  1. Bravo Demo, ottimo articolo.

    In inglese c'è una parola che riassume l'atteggiamento del mondo nei confronti dello Zimbabwe.

    “Disgraceful”.
    Che non vuol dire esattamente “pieno di disgrazia”. Ma piuttosto “da disgraziati”, ma è un'espressione molto più forte di quanto si possa tradurre.

    Il mondo tace mentre il colera uccide migliaia di persone e Mugabe va in televisione a dire che l'epidemia è una macchinazione dei paesi ricchi colonizzatori.

    Per quanto mi riguarda è ora di mandare i caschi blu, rimuovere Mubage con la forza e processarlo all'Aja per crimini contro l'umanità. Maglio ancora sarebbe farlo processare da una corte zimbabweana, nei dovuti tempi.

    African Union, SADC o chicchesia possono continuare a fare delle chiacchere quanto vogliono.

    Sono ormai anni che il mondo ha dovuto prendere atto del fatto che la African Union conta come il due di denare con briscola a bastoni, per dirla in termini da bar.

    Gli estremi di diritto per intervenire ci sono tutti.

    E se le Nazioni Unite tergiversano, starebbe agli Inglesi mostrare un pò di senso di responsabilità storica ed intervenire. Dopotutto, parte del disastro è poi riconducibile a loro.

    Una cosa è certa. Come nel caso del Rwanda, Sudan, Somalia e via dicendo, ogni giorno che passa il mondo dovrebbe vergognarsi di assistere in silenzio ad un massacro che va avanti da 20 anni almeno.

    Noi tutti dovremmo vergognarci. Ma fossi un capo di stato non so come farei a guardarmi allo specchio la mattina o a dormire la notte dopo l'ennesima stretta di mano sorridente con Robert Mugabe ad uno dei soliti inutili meeting internazionali.

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