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Scritto da nel Arte e Spettacolo, Numero 69 - 1 Maggio 2010 | 0 commenti

Homeless



È tutta una questione di aspettative.

Più i concetti — celati dietro polivalenti parole — sono vaghi, più il numero delle combinazioni possibili aumenta assieme all'aspettativa. Quando si parla di arti elettroniche, la mente potrebbe iniziare a spaziare all'infinito, immaginando innumerevoli esperienze di contaminazioni sensoriali.

Homework 8.0: festival di musica elettronica e di arti digitali, Bologna 24-25 Aprile 2010, Locomotiv club.

Una sfilata di DJ dalle venature un po' funky un po' electro tendente (specie nella seconda serata) a sonorità anni '80 si alternano sul palco (la palla che volteggia al centro della sala – luccicando nelle mille rifrangenze – e l' “8.0” dovevano suggerire qualcosa sin dall'inizio).

Relegati ad una marginalità del tutto secondaria, i VJ-set che fanno da sfondo ai DJ non tentano neanche di emanciparsi dallo sfondo, trastullandosi nel loro pressappochismo nonsensical e attingendo ad un repertorio ormai abbondantemente sperimentato in passato quali numeri, geometrie…

Nessuna performance, nessuna contaminazione. Linearità.

Togliamo all'arte la ricerca di una composizione di suoni freschi e ricercati e di una serie di possibili apparati che possano in qualche modo rispecchiare il nostro sentire contemporaneo, cosa resta?

Un festival, della gente e la voglia di divertirsi.

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