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Scritto da nel Numero 70 - 1 Giugno 2010, Politica | 1 commento

Impressioni da Settembre: vivere l'Italia dall'estero







“Did you really vote for him?”

La mia permanenza in Spagna, iniziata nel Settembre 2009, si può sintetizzare con questa frase. Non più pizza-pasta-mandolino. Durante ogni incontro con colleghi o nuovi amici, la frase “I'm Italian” suscita la suddetta domanda. La mia risposta, con un insieme di rabbia, delusione ed, ammetto, commozione, è sempre la stessa. “È la democrazia”.

Si possono contestarne i risultati ma bisogna accettarla, anche se con fatica. Ripiegare sulla prelibatezza del nostro cibo, sulla bellezza del nostro territorio o ricordare i nostri illustri avi, non basta. Inizio sulla difensiva, ma poi penso alla realtà attuale e non riesco più ad essere tanto ottimista.

E la risposta continua così: “Certo, chi è al governo è stato più o meno liberamente scelto dai cittadini. E il Parlamento è lo specchio del Paese perciò non pensiate che chi siede alla Camera o al Senato sia peggio o meglio di un semplice cittadino che esercita (o non esercita) il suo diritto al voto”. E non riesco a non pensare ai grandi maestri che l'Italia ci ha regalato. Magari avessimo ancora la simpatia di Totò o la magia di Fellini, la poesia di De André o la coerenza e l'eleganza di Sandro Pertini. Magari sarebbero loro le nostre esportazioni, il Made in Italy più famoso.

Intendiamoci, ogni nazione ha i suoi problemi da affrontare ed ogni Stato ha i suoi segreti che solo la storia, forse, riuscirà a portare a galla. Ma a me pare che altrove questi problemi vengano denunciati dai cittadini, ammessi dai governi e, possibilmente, risolti. In Italia i problemi sono denunciati, ma mai ammessi dal governo. Oppure corruzione, inefficienza, episodi di razzismo non sono affatto ritenuti problemi, ma magagne quotidiane per le quali non occorono né segnalazioni né, tantomoeno, provvedimenti ad hoc. Allora, c'è qualcosa che non torna.

Lavorare in un ambiente internazionale, nel mio caso comunitario, è utile e stimolante sotto diversi punti di vista. La cosa che amo di più è confrontarmi con i colleghi, parlare lingue che non sono le nostre, scambiarci idee e dare finalmente risposta a tante piccole curiosità o stereotipi. E' stando a stretto contatto con loro che mi accorgo di poter contribuire attivamente a quell'integrazione europea di cui tanto ho studiato all'università, ma alla quale non riuscivo a dare dei volti. Solo date, iter legislativi, eterne discussioni sul deficit democratico.

Condivido il lavoro con signore e signori che da giovani non potevano scegliere che vestiti indossare perché cresciuti in uno Stato satellite dell'URSS, con inglesi dal passato punk o con svedesi ed olandesi che regalano sempre piccole, grandi pillole di civiltà. E ci sono anche tanti giovani, preparati al mercato del lavoro già a ventidue anni e pronti ben prima di noi ad affinare “le capacità con l'esperienza”.

Quando parlo del mio Paese non riesco a nascondere l'amore che provo per l'Italia. Lavorando all'estero, cosa che ho sempre desiderato e tentato di fare, mi sono riscoperta molto vicina alle mie origini e ho trovato un orgoglio di cui non ero a conoscenza. Non è patriottismo, ma puro ed infinito affetto che mi lega alla Terra in cui sono nata e cresciuta e dove ho lasciato persone essenziali, dalle quali la lontananza è difficile da sopportare. Ne sono orgogliosa, dicevo, ma anche tanto critica. Consapevole della gravità di alcune proposte di legge, dei pericolosi attacchi alla democrazia, dell'immagine negativa che chi ci governa contribuisce a dare di noi all'estero.

Durante le chiacchierate con i colleghi non riesco a non pensare al ruolo decisivo ed essenziale che ha l'Europa per l'Italia. Una protezione, una sicurezza, una tranquillità che contribuisce quotidianamente ad evitare al nostro Paese un'ulteriore deriva politico-sociale. Davanti allo stupore dei bulgari o dei danesi, dei lituani come dei tedeschi, quando parlo di crimini e misfatti dello Stivale – ma anche quando esalto lo spirito casereccio-caciarone, la simpatia, l'importanza delle tradizioni per gli Italiani – sento che l'integrazione parte proprio da una semplice cittadina come me. È come se fossi un piccolo ambasciatore, sempre pronto a difendere o a diffondere un'immagine positiva dell'Italia.

Mi permetto allora di citare le parole di Roberto Saviano, pronunciate in occasione dell'ultima edizione del Salone Internazionale del libro di Torino, perché ne condivido in pieno il pensiero e perché mi aiutano a dare una definizione al mio personale senso di patriottismo di cui sopra: “Raccontare le contraddizioni del proprio Paese non significa diffamare il proprio Paese, ma significa amare il proprio Paese”.

A volte è sofferente guardare le cose da qui, non poter partecipare attivamente e non avere che la possibilità di polemizzare. E' facile giudicare da lontano, è comodo essersene andati. Ancor più sofferente è riconoscere che l'espatrio (per quanto un'esperienza in Spagna, siamo onesti, non sia affatto da denigrare!) sia stata una tappa forzata. Mi piacerebbe, finita la mia missione all'estero, poter tornare in Italia.

Poter contribuire alla sua crescita, forte dell'arricchimento professionale e culturale acquisito durante il periodo iberico. Per ora non mi sento abbastanza matura per farlo, o forse è l'Italia a non esserlo. Per ora faccio quel che posso, guardo all'Europa, sogno un ritorno, spero in un'Italia diversa da quella attuale.

Nel breve termine prevedo, magari, di gioire per gli azzurri e di godere anche da qui dello spirito di unità che si respira tra connazionali ogni quattro anni. Se il trittico pizza-pasta-mandolino pare essere in penombra rispetto a Mister B., il gioco all'italiana e il ricordo degli ultimi mondiali in Germania sono ancora vivi.

Toglieteci tutto, ma non il calcio.

1 Commento

  1. Maria Chiara, grazie per le tue riflessioni vere e profonde che sono le stesse di tanti cittadini sensibili ed onesti che amano il loro paese e lo amano nonostante tutte le contraddizioni che ti costringe a vivere quotidianamente. Tu sei un esempio lampante di persona seria che soffre lontano dai suoi affetti ma che accetta le contraddizioni con tanta maturità quasi con lo stesso dispiacere che una buona mamma nutre quando vede suo figlio sbagliare…….10-20-1000- infinite persone come te.Auguri per un presto ritorno

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