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Scritto da nel Il Mondo nel Pallone, Numero 70 - 1 Giugno 2010 | 1 commento

No alla tessera del tifoso

Dal punto di vista giuridico, la tessera del tifoso è un 'programma' sollecitato da una Direttiva del Ministero dell'Interno diramata verso i suoi organismi amministrativi territoriali. Si inquadra all'interno dei provvedimenti amministrativi gestiti attraverso l'Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni sportive per il tramite del CASMS, il Comitato d'analisi sulle Manifestazioni Sportive: a questa struttura burocratica è affidata la pre-gestione dell'ordine pubblico in occasione delle aggregazioni di folla in concomitanza con eventi sportivi. Dal punto di vista giuridico è un organo del Ministero, che emette provvedimenti amministrativi e nella cui disciplina si muove.

Fin qui niente di strano, una burocrazia elefantiaca che si autoalimenta, un organismo dall'acronimo roboante in grado di giustificare un decreto di nomina di decine di membri e di consulenti (trovate tutto su http://www.osservatoriosport.interno.it), un nome tanto lungo quanto importante la missione dell'ente: la sicurezza negli stadi.
Nulla di strano, appunto, che un Governo che pensa di arrestare i flussi migratori tramite la presentazione semestrale alle Questure di centinaia di migliaia di plichi di documenti certificati dalle USL, richieda alle centinaia di migliaia di tifosi italiani la compilazione solo quinquennale di un solo modulino da spedire una sola volta via fax alla Questura della città di ubicazione della propria squadra.
La domanda spontanea, è che cosa se ne faranno di tutta questa carta. Come pensano di gestirla, tutta questa carta. Che effetto avrà sulla sicurezza allo stadio, questa infinita montagna di carta.
Ma soprattutto, perchè mai dovrei spedire alla Questura di Genova (se sono sampdoriano e vivo a Canicattì se non a Londra o altrove) tutta questa carta? Perchè mai dovrei chiedere alla Polizia se io, libero cittadino, possa andare dove mi pare? Mando forse un fax quando salgo in macchina, strumento che uccide ben più che le pericolosissime bottigliette piene d'acqua e chiuse col tappo, e parto per un'altra Regione?

Il bello della libera espressione dei regolamenti ministeriali è che attraverso una lunga sequenza di rimandi incrociati arrivano a stabilire che solo dopo l'autorizzazione della Questura è possibile acquistare l'abbonamento della propria squadra o frequentare il settore ospiti in occasione delle trasferte, e che se chi desiderasse sottostare a questa procedura di accreditamento non fosse tutelato dalla società, allora il campo di gioco potrebbe non essere ritenuto idoneo ad ospitare l'incontro.
Dalla farsa si arriva alla tragedia: un organismo amministrativo impedisce a due soggetti liberi (la squadra e il tifoso) di sottoscrivere un contratto, l'abbonamento.
Altro che lo 'Stato di polizia tributaria' che ormai l'opinione pubblica associa al ministro Visco: questa si chiama soppressione della libertà economica. O mi sbaglio?

La cosa grave è che il mondo del calcio si piega. Chissà come mai.
Chissà quante altre volte nella storia la classe imprenditoriale, il nerbo del Paese, è scesa a patti con mediocri politicanti immanicati con gli affari e il successo, ha scambiato i valori della libertà con un piatto di lenticchie. E solo dopo diversi anni ci si è accorti che si era tanto piegati da non potersi più rialzare.

Il settore ospiti una volta rappresentava l'ospitalità verso l'avversario, da sconfiggere sul campo, a pallone, e sugli spalti, con la voce e la fierezza dei propri colori: adesso capita che sia vietata la vendita ai tifosi residenti fuori dalla Regione della propria squadra. Come se fosse vietato andare in montagna a chi abita in Puglia, o al mare a chi abita in Trentino. Il calcio era un momento di passione popolare, una forma di appartenenza, uno svago da vivere in compagnia: adesso è sempre più un format televisivo.

Tanto più televisivo, quanto più negli stadi è l'umore del Questore a stabilire, appunto in via amministrativa, se uno striscione colorato (o disegnato) possa o meno entrare sugli spalti, se una bandierina più lunga di 150 centrimetri possa essere considerata arma d'offesa, se il ragazzo col motorino possa essere un pericoloso teppista e sprangato e sbattuto in galera: davvero, ne capitano di tutti i colori. Certo, il capo della Polizia si è affrettato a fare notare che la tessera del poliziotto non serve perchè gli abusi sono casi isolati: e allora perchè mai quella del tifoso? Forse la maggioranza dei tifosi italiani sono potenziali criminali?

Francamente, non abbiamo paura. Crediamo che la storia, come lascia ben sperare il simpatico e interminabile acronimo che ricorda tanto il film di Guzzanti 'Fascisti su Marte', si stia ripetendo come farsa. Comunque, appunto per sicurezza, non ci pieghiamo. A dire il vero non ci viene neanche da ridere, perchè purtroppo la limitazione amministrativa delle libertà personali è una triste realtà e ancora di più lo è l'accettazione passiva dell'opinione pubblica che ignora lo spirito della triplice ripartizione del Potere dello Stato, l'accettazione attiva di chi sottoscrive la tessera e il diffuso isolamento delle voci fuori dal coro che vengono tacitate e denigrate.

Troppo facile aggregarsi alla vulgata indignata per i benefit dei parlamentari, per i condannati in Parlamento, e non essere capaci di rendersi conto che è tutti i giorni della settimana, feriali e festivi, che i valori della Repubblica, della Costituzione, della libertà economica, di espressione e di movimento si difendono nel luogo più sacro e inviolabile di tutti: la propria inespugnabile coscienza.

1 Commento

  1. Grande Tobia, sono d'accordissimo.

    Non ho potuto fare a meno di notare la repressione statale la prima volta che un calciatore ha osato prendere una posizione “sindacale” (un certo De Rossi): considerate le simpatie politiche del soggetto, un sano esercizio repressivo da parte dell'autorità Nazionale gli avrà dato anche un sano godimento.

    Se ai calciatori gliene fregasse davvero qualcosina, avessero un filo di palle, e soprattutto non fossero manovrati dalle peggiori frange ultrà che sono il vero pretesto della tessera nonché problema reale negli stadi, potrebbero mediare una soluzione più ragionevole.

    Ma dire cazzate su Saviano capisco che sia più appagante e facile.

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