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Scritto da nel Internazionale, Numero 77 - 1 Marzo 2011 | 0 commenti

Amicizia italo-libica

Gli ultimi giorni del rais portano inevitabilmente a rivisitare il rapporto tra l'Italia e la libia, un rapporto cominciato un secolo fa. Era il 23 ottobre del 1911 quando la storia del colonialismo italiano ci porta a raccontare di un duro contrattacco arabo-turco a Shara Shatt che lasciò sul terreno 500 italiani. Questi, cacciando i turchi, volevano fare della Libia “la quarta sponda” dell'Italia (cit. www.ilmediterraneo.it). La libia divenne ufficialmente indipendente nel 1951, nel 1956 Italia e Libia firmarono un accordo sulla base del quale l'Italia acconsentiva al passaggio di proprietà di tutte le infrastrutture costruite dagli Italiani in Libia e si impegnava a risacarcire i danni subiti dall'ex colonia durante gli anni dell'occupazione. Una storia lunga che arriva fino al 30 agosto 2010 quando Gheddafi nel suo viaggio in Italia dichiarava: “L'Italia finora ha fatto poco rispetto a ciò che abbiamo subito”, e ancora: «Avete riconosciuto gli errori del passato, commessi dall'Italia passata, fascista, e non attuale…Il popolo libico è piccolo e pacifico e non aveva intenzioni ostili verso gli italiani. Ma ora vi ringrazio per la condanna del colonialismo e per il coraggio che avete dimostrato ammettendo gli errori; voi e il vostro coraggioso Berlusconi».
Da qui la firma del trattato italia – libia che “.. in un ottica di partenariato e cooperazione persegue l'obiettivo strategico, per un verso, della chiusura definitiva del «capitolo del passato», con la soluzione dei contenziosi bilaterali, e, per l'altro verso, della costruzione di una nuova fase delle relazioni italo-libiche, basata sul rispetto reciproco, sulla pari dignità e su un rapporto paritario e bilanciato. (http://www.camera.it/_dati/leg16/lavori/schedela/apritelecomando_wai.asp?codice=16pdl0017390). La storia tra italia e lIbia è fatta di molto altro. Il 7 ottobre in Libia viene festeggita la “giornata della vendetta”: un giorno in cui l'ideologia anti – italiana raggiunge l'apoteosi: numerosi i casi di tombe italiane profanate. Secondo l'associazione Italiana rapporti Italia Libia, che racchiude tutti gli italiani che lavorano a Tripoli ma non solo sono 620, i milioni di euro attuali che vantano come credito nei confronti del governo libanese: ma di questo aspetto, nell'accordo italo -libico.
Nella storia dei due paesi come non ricordare Ustica: nel 1980 un aereo passeggeri viene distrutto sui cieli di Ustica. Secondo stefano magni, giornalista di libertiamo.it potrebbe essere stato un aereo libico ad aver premuto il grilletto. L'opinione di Magni non è isolata anzai. Enrico Milani, siriano di nascita, cittadino italiano e interprete del controspionaggio militare, ha raccontato al giudice istruttore dell'inchiesta, Rosario Priore, di aver letto un messaggio trovato addosso al pilota, il 19 luglio 1980. Nel messaggio ci sarebbe stata un'auto-accusa: “Io sottoscritto pilota… colpevole dell'abbattimento e della morte di tanti…”. Queste testimonianze hanno portato al nulla. secondo Magni, è notevole la fretta con cui la pista di indagine libica è stata accantonata.
Il 5 aprile 1986 in qualche modo la storia si ripete: militari americani in licenza presso la discoteca “La Belle” di Berlino sono vittime di un attentato con un bilancio di 3 morti e 230 feriti. Gheddafi mandò un messaggio di congratulazioni all'ambasciata libica di Berlino. L'allora presidente Ronald Reagan, decise di bombardare Tripoli, nel frattempo però l'allora presidente del Consiglio italiano Bettino Craxi avvertì Gheddafi salvandolo. Il 30 ottobre del 2008 Giulio Andreotti lo confermò: “Sì, quell'attacco americano era un'iniziativa impropria e credo proprio che dall'Italia partì un avvertimento per la Libia”. Il 15 ottobre 1986 dalla Libia vengono lanciati dei razzi su Lampedusa, fortunatamente senza conseguenze, l'obiettivo, si disse inseguito, non era colpire l'Italia ma una base americana. Nel 2007, il presidente del consiglio Romano Prodi, stipula un accordo con il governo libico sulla base del quale l'Italia cedeva sei motovedette a Tripoli per controllare l'emigrazione clandestina. Nel settembre del 2010, quelle stesse navi spararono sul peschereccio italianio “Ariete” senza alcun motivo e nonostane l'imbaracazione fosse in acque internazionali. Da parte del governo italiano, nonostante la firma dell'accordo di “amicizia e cooperazione” non ci fu nessuna reazione.

L'economia da le risposte all'apparente immobilismo italiano nei confronti di Gheddafi: ad esempio l'ENI è stata l'unica a costruire un gasdotto che unisce la Libia all'estero ma non solo. E' sufficente navigare sul web per verificare che La banca centrale libica e la Lybian Investment Authority hanno investito 2,5 miliardi di euro per acquisire circa il 7% di Unicredit, divenendo il primo azionista del primo gruppo bancario italiano. Il 7,5% del capitale azionario della Juventus è detenuto da Lafico, Libian Arabian Foreign Investiment Company. Lafitrade, insieme a Fininvest, controllano il 10% di Quinta Communications, società di Tarak Ben Ammar. Cesare Geronzi, patron di Generali, ha accolto anni fa la Libia nel patto di società di Banca di Roma (poi Capitalia), così come in banca Ubae. Il 14,8% di Retelit, società di telecomunicazioni, è controllato dalle finanziarie libiche. Ed ora mentre le navi da guerra USA si avvicinano alla Libia, cosa resterà del rapporto tra l'Italia e la Libia del dopo Gheddafi? Quando la storia continuerà ad essere scritta, saremo considerati complici del colonnello o i sostenitori dei giovani arabi che sognano la democrazia?

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