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Scritto da nel Arte e Spettacolo, Numero 101 - 1 Luglio 2013 | 0 commenti

Presentazione di Mattia Scappini

Presentazione di Mattia Scappini

Questo mese conosceremo un altro giovane artista del collettivo bombart nato e residente a modena.

Mattia Scappini ha incominciato il suo percorso artistico all’Istituto d’arte A.Venturi di Modena, seguentemente si è diplomato in pittura all’accademia di Bologna per poi laurearsi in scultura nel 2010.

Mattia tu non sei di bologna come la maggior parte dei bombartisti, pensi che la tua città abbia qualcosa di più da offrire all’arte?
No tutt’altro, amo la mia città ma da sempre sono alle prese con le limitazioni di una realtà distante dalle dimensioni e dalle possibilità dei “grandi centri”; per il momento non ho assolutamente intenzione di pensare ad un trasferimento che potrebbe portarmi a distanza più utile dalle “macchine” di diffusione dell’arte e preferisco organizzarmi con una seconda (ufficialmente prima) attività che mi sostenga finanziariamente anche in modo da mantenermi meno dipendente dal “mercato dell’arte” e più libero nelle scelte. 

Quali sono i tuoi interessi in campo artistico che hai sviluppato nel tuo percorso professionale fino ad oggi?

Mi ha sempre affascinato l’idea di conoscere a fondo “la tecnica”; avere padronanza dei mezzi credo possa essere considerato sinonimo di libertà; a tal fine ho cercato di fare ricerca concentrandomi su questioni laboratoriali: dai procedimenti fotografici antichi, alle tecniche calcografiche e alle ricette di pittura per colori e supporti. Forse più semplicemente posso dire che mi piace il mondo del mestiere, il saper fare.
Ultimamente invece ho sentito anche il bisogno di curare meglio la mia preparazione teorica, quindi sto approfondendo lo studio della storia dell’arte: a tal proposito il periodo storico che preferisco è quello della prima generazione rinascimentale per il loro modo di concepire il disegno e di giocare con la rappresentazione, apprezzo anche tantissimi altri autori più o meno lontani da noi. Ultimamente mi appassionano le immagini di Mark Rothko mentre, a più riprese, ho sempre trovato molto stimolante il lavoro degli autori della metafisica e i giochi di Escher.

 

Nei tuoi lavori che tipo di tecniche prediligi?

Amo infinitamente la pittura ad olio, per la sua anima trasparente e allo stesso tempo mutevole.

 

Ti definiresti formale o informale?

Non riesco a rispondere semplicemente a questa domanda. Il mio lavoro gioca esattamente sul confine che separa le due cose e volutamente ha un atteggiamento ambiguo sul dichiararsi dell’una o dell’altra parte.

 

 

Perché fai pittura? Cosa intendi trasmettere con la tua arte?

Non esiste un vero significato o una morale in quello che faccio, a mio parere i pensieri e i ragionamenti che guidano l’operazione di pittura non devono essere decifrabili con chiarezza da parte dell’osservatore. Penso che il mio sia un tentativo, che si aggiunge al coro di tanti prima di me, di suggerire alcune riflessioni personali invitando ad una lettura intima e libera dell’immagine; nei miei lavori esiste il desiderio di evocare alcune sensazioni spontanee negli occhi e nella mente di chi guarda. Cerco di ottenere questo risultato ragionando sui mezzi stessi del linguaggio e sulla sua struttura.

 

Quindi l’arte deve contenere un messaggio?

Non credo che il ruolo dell’arte sia quello di contenere messaggi, ciò che ha fatto grandi molti autori è stata proprio la capacità di portare la propria arte oltre la funzione veicolatoria del contenuto delle immagini.

Il messaggio va anche interpretato ed io sono spesso contrario all’interpretazione “guidata” dell’arte, quindi, quando scopro un autore nuovo o mi trovo ad una mostra, prima di tutto guardo i lavori usando soltanto il mio personale bagaglio culturale, seguentemente torno a leggere il commento o la didascalia. Preferisco correre il rischio di non riconoscere qualcosa o di travisare altro alla certezza di essere guidato in una precisa direzione. In sostanza non credo che l’arte abbia sempre bisogno di una chiave interpretativa, penso che viva benissimo in altro e di altro.

 

 

 

 

Per concludere pensi sia più importante il messaggio o la forma in un opera?

Ovviamente, se sono obbligato a scegliere tra forma e messaggio, mi schiero a favore della “forma” intesa nel senso più letterale del termine. Le forme, i rapporti fra queste e il funzionamento della composizione sono per me di primaria importanza. Il mio messaggio, se proprio lo vogliamo trovare, sarà il chiaro risultato del lavoro di queste “forme” sullo sguardo dell’osservatore.

 

Ringraziamo Mattia per la sua partecipazione.

 

http://www.bombart.it/

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