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Scritto da nel Numero 143 - 1 Agosto 2017, Tempo e spazio liberi | 0 commenti

Per qualche mela

Per qualche mela

Il mercato è pieno di persone anche se c’è poca roba sui banchi: poca ne arriva alle botteghe, figurarsi in tavola alla gente. Quel giorno il macellaio era rimasto con una costa di maiale, otto galline e due chili di rigaglie; il pescivendolo aveva giusto un secchio di alici e tre pezzi di baccalà. L’ortolano non aveva nulla e se ne era andato a portare delle medicine a una zia fuori città.

Cinnino e Dario, la Clelia li aveva mandati davanti al comune a lustrar scarpe. Ci andavano volentieri che tanto erano in pochi a poter spendere per un vezzo così, meglio sputarci da soli di domenica mattina, passi forte con lo straccio e come nuove. Cinnino e Dario finivano sempre a giocare a biglie o a tormentare i girini nel fosso. Queste sono attività che non fanno pensare che c’è una guerra e tuo padre chissà se è vivo; ma non fanno neanche pensare che non ci sia, la guerra.

La Clelia aveva visto lungo quel giorno, e non si era lavata i capelli. Difatti appena uscita aveva cominciato a piovere che il cielo la mandava, e non c’era verso di farla smettere. Le signore si riparavano nella merceria o dalla sarta; gli uomini si stringevano al bancone a bere un paio di bicchieri, qualcuno ne approfittava per tirar fuori le piacentine e intavolare una scopa o una bazzica; i ragazzini davano pedate alle pozzanghere per schizzare le signorine in gonnella, che scappavano via scoprendo le cosce.

Chi diceva che era solo un temporale estivo, chi che ci voleva proprio, chi che gli scivolasse la suocera e sbattesse l’osso sacro. Ma era un evento che succedeva a tutti, in città e sui monti, in trincea e all’attacco, e dava un senso di giustizia alla giornata.

L’acquazzone si fece presto pioggerella, e le donne si riavvicinarono ai banchi del mercato, mentre due guardie presero a ronzare tra la gente, per non farsi i fatti loro. Di lì a poco comparve la Luisa col suo motofurgoncino, stracarico di mele grosse e colorate. Parcheggiò dietro al banco della frutta che l’avevano già accerchiata in venti. Chi ne voleva cinque chili, chi ne voleva assaggiare una, chi voleva solo quelle verdi verdi senza un filo di giallo.

Le guardie si fecero subito intorno e appena visto il carico vollero arrestare la Luisa e sequestrare le mele. In un momento le donne presero a urlare e gli uomini ruzzolarono fuori dal bar e corsero minacciosi verso le guardie, una delle quali sparò un colpo di fucile in aria.

Intanto i bimbi della Clelia tornavano dal fosso, infangati fino al petto. Cinnino vide la scena e si spaventò, così raccolse un sasso e prese in pieno la nuca di una delle guardie, che fece un tonfo.

L’altro si girò. Chi dice d’istinto, chi dice con gli occhi pieni d’odio, chi dice con la freddezza di un automa. Fatto sta che sparò e che Cinnino rimase a terra.

Di mele, in vita sua, ne aveva mangiate centotré.

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