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Scritto da nel Numero 166 – Primavera 2021 - Resilienza, Scienza | 0 commenti

Ombre di luce

Ombre di luce

Al termine del loro viaggio attraverso l’ Inferno Dante e il fido Virgilio escono a riveder le stelle. Un gesto che oggi non sarebbe così scontato: l’ inquinamento luminoso è una delle tante modalità di degrado ambientale che stanno affliggendo il nostro pianeta. Da una mappa realizzata dalla Nasa nel 2017 è emerso come l’80 per cento della popolazione mondiale, con picchi del 99 per cento relativamente a quella statunitense ed europea, vive sotto un cielo inquinato da luci artificiali. Se la crescente urbanizzazione ha una grossa fetta di responsabilità, anche i satelliti e i loro detriti contribuiscono ad aumentare la luminosità di fondo del cielo.

Ma il problema ha radici molto più lontane nel tempo. Giusto mezzo secolo fa, era il 1971, tre astronomi della Specola Vaticana avevano realizzato un dettagliato studio sullo stato del cielo sopra la nostra penisola e i dati indicavano già allora una situazione critica. Si è dovuto attendere il 2005 perché, almeno in Italia, l’ inquinamento luminoso cominciasse ad avere attenzione mediatica. E’ successo dalle frequenze di Rai Radio2, quando il programma Caterpillar lanciò la campagna M’illumino di meno“. Un’ iniziativa con cadenza annuale, giunta quest’ anno alla 17° edizione, volta a sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema del risparmio energetico e della riduzione dell’inquinamento luminoso. Un compito di cui si sono fatte carico associazioni come Cielo Buio, in Italia, o la statunitense Dark sky association.

L’ alterazione del cielo notturno oltre a mettere in crisi le osservazioni astronomiche, da tempo gli enti di ricerca europei utilizzano prevalentemente telescopi che si trovano sulle Ande o alle Canarie, è una minaccia per la salute e rischia di creare seri danni a molti ecosistemi già provati da altri stress ambientali.

L’ adattamento all’ alternanza giorno notte è indispensabile per qualsiasi essere vivente. I ritmi circadiani che ne sono alla base regolano, fra l’ altro, un’ attività biologica fondamentale come la produzione degli ormoni. L’ inquinamento luminoso ha già spazzato via uno dei fenomeni più suggestivi delle notti estive: la danza delle lucciole. Questi singolari insetti, un tempo molto diffusi su tutto il nostro pianeta, stanno rapidamente scomparendo. Ma le lucciole non sono le uniche vittime di un cielo troppo illuminato. Altri nottambuli stanno andando in crisi. I pipistrelli hanno abitudini notturne e cacciano col buio. L’ eccesso di luminosità rende loro difficile catturare le prede e nutrirsi.

A parte l’ ovvia soluzione di accendere la luce solo quando serve, l’ inquinamento luminoso si può limitare riducendo quello atmosferico. Tutte le particelle che compongono l’atmosfera terrestre diffondono la luce che ricevono. Limitando le emissioni di quelle inquinanti, come le polveri sottili, si riduce la luminosità. Un’ aria più tersa e pulita fa bene ai polmoni e anche al cielo.

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