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Scritto da nel Numero 139 - 1 Aprile 2017, Tempo e spazio liberi | 0 commenti

Non è un paese per allenatori

Non è un paese per allenatori

L’allenatore paga per tutti. Capro espiatorio parafrasando l’Enciclopedia Treccani è colui “capace di accogliere sopra di sé i mali e le colpe della comunità, la quale per questo processo di trasferimento ne viene liberata”. Le statistiche Uefa relative alla passata stagione (2015-2016) dicono che nel campionato italiano il 65% degli allenatori cambia a stagione in corso contro il 40% della terra d’albione (fa eccezione il caso di Claudio Ranieri del quale abbiamo parlato già nello scorso numero de L’Arengo). Del resto si sa la serie A è da sempre un torneo difficile per gli allenatori. Quet’anno, e la stagione deve ancora terminare, siamo in leggera controtendenza, ma in Europa siamo i detentori di un primato di cui c’è ben poco da vantarsi. Il titolo di grande maestro in Italia c’è l’ha l’ex Presidente del Palermo Maurizio Zamparini che nella stagione in corso ne ha già fatto fuori tre nell’ordine Davide Ballardini, Roberto De Zerbi e l’ex capitano Eugenio Corini. Ora sulla panchina dei siculi siede Diego Lopez, le cui possibilità di rimanere in panchina sino al termine della stagione si contano sulle dita di una mano monca. Ad aprire le danze, in questa stagione, è stata l’Inter in agosto via Mancini per De Boer (reduce da 4 campionati di fila vinti in Olanda) a sua volta esonerato, dopo appena 3 mesi, per far spazio a Stefano Pioli, il quale nonostante il contratto in scadenza nel 2018, non è affatto sicuro di poter allenare la c.d. “Beneamata” anche la prossima stagione. Si parla di trattative già avviate con Conte e Simone. Del resto, per rimanere sulla medesima sponda del Naviglio, Massimo Moratti esonerò Gigi Simoni pochi giorni dopo il successo in Coppa dei Campioni contro il Real Madrid. Al buon Simoni infatti fu “fatale” la vittoria conquistata nei minuti di recupero a San Siro contro la Salernitana. Al suo posto fu chiamato il rumeno Mircea Lucescu, puntualmente fatto fuori dopo 15 partite. Per tornare ai giorni nostri non male anche Enrico Preziosi sulla sponda rossoblù del fiume Bisagno. A gennaio, dopo aver ceduto i pezzi più pregiati della rosa, decide di disfarsi anche dell’allenatore, il croato Ivan Juric, licenziato dopo il pesante KO in quel di Pescara. Al suo posto Andrea Mandorlini che ritorna in panchina dopo l’esonero di Verona. Ma i risultati sono pressochè gli stessi, infatti la media punti della squadra è rimasta identica. In mezzo a questi dati poco felici mi piace ricordare Arsène Wenger da Strasburgo, classe 1949 all’Arsenal dall’agosto 1996 ad oggi. Dopo 21 stagioni alla guida dei Gunner’s sembrava che il divorzio dovesse avvenire al termine di questa stagione, ma stando alle voci che giungono da Londra pare che il tecnico francese resti fra le rive del Tamigi ancora per un altro anno. Non ci resta che dire: Come on Wenger!!!

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