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Giudici di porta addio

L’avvento della “goal line technology” introdotta nel nostro campionato nella stagione 2015/2016  aveva già dimezzato le  originarie mansioni dei giudici di porta. Adesso la “Var” (che sta per Video Assistant Referees) ne ha certificato la fine. I giudici di porta, sponsorizzati dall’allora presidente Uefa Michel Platini, fecero il debutto nella fase a gironi dell’Europa League 2009-2010 e dopo gli Europei di Polonia-Ucraina del 2012 erano stati adottati anche per i campionati nazionali. In Italia entrarono in scena nel campionato 2012-2013 dopo gli strascichi delle polemiche di quel celebre Milan-Juventus della stagione precedente dove ai rossoneri non fu convalidato un goal regolare di Sulley Muntari (anche se a dirla tutta pochi minuti prima di quell’episodio alla Juve fu annullato un goal di Matri per dubbio fuorigioco). Dopo pochi giorni l’ad rossonero Adriano Galliani scrisse una lettera al predecessore di Tavecchio, Giancarlo Abete, invocando a gran voce gli arbitri di porta. E così arbitri di porta furono. In totale sono durati per cinque stagioni. Sono costati parecchio ma non sono serviti a molto, anzi, spesso hanno indotto l’arbitro all’errore. Del resto errare humanum est dicevano i latini. Anche se da una posizione privilegiata come la loro ci si aspettava un rendimento maggiore. A conti fatti ogni stagione per gli arbitri di porta, anche se a dire il vero il nome esatto sarebbe “arbitri addizionali d’area”, sono stati spesi in tempi di crisi un milione e ottocento mila euro. La stagione 2017/2018 che oramai è alle porte vedrà anche in serie A il debutto della Var con un arbitro sul rettangolo di gioco e altri due arbitri ovvero ex giudici di porta riciclati chiamati Var 1 e Var 2 comodamente seduti davanti ad un teleschermo. Insomma, chi vivrà vedrà…

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