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Scritto da nel Numero 152 - 1 Giugno 2018, Politica | 0 commenti

Vento forte sulla A10 Genova-Savona

Vento forte sulla A10 Genova-Savona

E così la Liguria è sempre protagonista: da Genova nel 2001 siamo giunti a Savona nel 2018. Strano destino per questa lingua di terra stretta fra mare e monti. Monti? Quello dello spread? No grazie, andiamo al mare allora. E quando? A luglio? No a luglio si vota. Come si vota? Non abbiamo appena votato? Bum! Dateci un pizzicotto che forse stiamo sognando.

Avete presente quel sentore di stordimento che si ha al mattino quando si ricordano vaghi frammenti dei sogni o incubi avuti nottetempo? Ecco, nel tentativo di ricostruire gli eventi di questi ultimi giorni, credo che la maggioranza assoluta degli italiani ritenga risibile quello stordimento al confronto del caos cosmico che dai palazzi del Potere, italici e non, tv e giornali ci riversano quotidianamente ma meglio dire ora per ora. Perché se ci si addormenta per un riposino, al risveglio gli scenari sono già mutati del tutto.

Dal governo del cambiamento, all’ascesa al Quirinale di Cottarelli mani di forbice, uomo chiave delle elites “austere”, dal Presidente della Repubblica mite e taciturno che incarna al meglio il ruolo e i poteri discreti che la carta costituzionale riserva alla carica, al Mattarella boccia ministri che è disposto, pur di non spaventare gli alleati europei con un nome sgradito, ad accettare Paperino al Ministero del Tesoro. Dalla riscoperta dello spread, le cui oscillazioni ormai erano note solo a una sporca dozzina di manager dell’alta finanza, alle elezioni balneari; da partiti che invocano l’impeachment presidenziale la sera prima e provano a cercare un accordo il mattino dopo, a partiti che saltano schieramento e coalizione a seconda della direzione da cui tira il vento in giornata. Insomma sfido chiunque a riuscire a rimanere in scia di un tale Maggiolone impazzito che zigzaga davanti in questo modo.

I protagonisti di questa commedia paiono non avere alcun regista….fossimo a Cinecittà forse verrebbe fuori un capolavoro. Un film originalissimo in cui saltano i copioni, non c’è una trama chiara e tutti recitano a braccio una parte a volte illogica e incomprensibile, a volte quasi scontata nella sua banalità e rispondenza a interessi altri o altrui.

Comunque a sto punto mi chiedo: ma sarebbe neorealismo italiano? O una pellicola grottesca a metà fra Tarantino e i Manetti Bros? Perché nel primo caso ci potremmo mettere a congetturare seriamente su un aspetto di fondo di tutta questa vicenda, ossia che nelle pieghe di questo caos cosmico ha giganteggiato una condizione che tutti conoscevamo ma che sinora forse non si era manifestata in modo così evidente, ossia che gli stati nazionali, tolta una manciata di eccezioni, sono presunte democrazie, per avere liquidato da tempo la relazione con i propri rappresentati, vale a dire i popoli, e in ogni caso sono democrazie a sovranità esterna limitata. E la parte comica di tale tragedia è l’affannarsi dei cosiddetti “responsabili” nel giustificare tale limitazione di sovranità. Il diritto internazionale, è pur vero, impone delle regole ma non si sostituisce al diritto interno. E comunque i contratti sono fatti anche per essere rinegoziati e financo per sciogliersi. In aggiunta il capitalismo e la finanza globale non avevano osato mai arrivare alla sfida finale di prevaricare i poteri della politica, né internazionale ma tanto meno interna agli Stati.

Sempre in chiave neorealista potremmo quindi individuare un filo conduttore che va dalla Genova, teatro della repressione nei confronti dell’idea di nuovo mondo nel 2001, alla attualità del professor Savona, enfatizzato interprete del tentativo di chiedere una nuova Europa. Il gioco geografico si presta al caso ma è ovvio che si tratta di due eventi nemmeno lontanamente paragonabili, se non che il niet verso il governo giallo-verde, per il tramite della bocciatura di un economista, ultraottantenne che peraltro, per gli 8/10 della sua vita, è stato espressione alta del potere finanziario europeo, risveglia quell’istinto anti-estabilishment o comunque quel desiderio di non arrendersi alla dittatura di fondi monetari internazionali e banche centrali europee, sebbene gli interpreti designati alla lotta non appaiano affatto degli illuminati no global o dei lucidi rivoluzionari del sistema.

Se invece volessimo considerare tutto ciò che accade una colossale farsa, intanto dovremmo premettere che Memmo Carotenuto sarebbe un gigante rispetto ai guitti che la stanno interpretando e poi dovremmo pensare a come inserirci nella stessa. Quale parte o comparsata potremmo architettare per entrare in scena? Qualche suggerimento l’avrei. Se si andasse a votare in estate ad esempio ci si potrebbe presentare tutti, ma proprio tutti, anche i non votanti atavici, ai seggi in costume e salvagente. Oppure si potrebbe pensare di mettersi d’accordo per votare tutti la Svp, tanto in epoca di Facebook con un passaparola on line si ottiene capillarità. Una Svp al 45% potrebbe andare in Europa a chieder più flessibilità per il nostro bilancio e i nostri investimenti avendo il vantaggio di farlo in lingua tedesca. Che magari gli altri non ci sono riusciti solo perché non sono stati capiti!

E chiedere agli scafisti di organizzare viaggi di ritorno per gli italiani? Anche questa mi pare un’ottima idea….tolti rari freddofili gli italiani sarebbero ben contenti di luoghi col clima sempre dolce come la Libia o la Siria. Nel giro di un paio di mesi i fondamentalisti islamici locali si abbufferebbero di pizza e Chianti. E noi finalmente coroneremmo l’antico sogno coloniale. Oppure per rimanere alla farsa potremmo avviare un sistema fiscale serio e fortemente progressivo, magari con l’introduzione di una tassa patrimoniale e altri strumenti perequativi e potremmo partire con un programma di investimenti statali in grande stile sul fronte delle energie rinnovabili, del risanamento idrogeologico, della conservazione dei beni culturali e naturalistici. Al contempo potremmo chiedere all’Europa se si è interessati all’articolo e sennò andare a venderlo ad altre partnership. E a chi non piacesse facesse una personale Italexit. Ma per un film del genere occorrerebbe un Servillo più che dei semplici servi.

Il caos cosmico politico è roba seria. Non è serio invece paragonare, come pure qualcuno si ostina a fare, la variabilità meteorologica attuale a una condizione di caos, come se la Primavera fosse un ente astratto al pari di un qualsivoglia Consorzio di Bonifica. Nossignori da che mondo e mondo la mezza stagione c’è e non è nemmeno sparita. Al più si inabissa per alcune annate ma la meteo dei climi temperati la prevede eccome. In Italia e in Europa essa si manifesta normalmente attraverso una strenua lotta fra anticiclone azzorriano o subsahariano e perturbazioni atlantiche. E questo è quanto accaduto nel mese appena trascorso che è a tutti gli effetti primaverile. Le perturbazioni atlantiche classiche, cioè con cicloni che si formano sui mari al largo della Manica e scivolano da nordovest verso sudest, tendono a colpire peraltro maggiormente alcune zone dell’Italia e meno altre e quindi molti più temporali si sono manifestati sulle regioni alpine e prealpine, sul Nordovest del paese e sul lato tirrenico dello Stivale. Dalla Romagna alla Puglia il mese di maggio non si può dire sia stato particolarmente cattivo ma nemmeno sufficientemente piovoso. Altrove si sono verificati episodi intensi di maltempo e particolarmente bersagliata è stata la Sardegna. Ci ripetiamo: la novità sta solo nell’intensità dei fenomeni rispetto al passato in quanto la temperatura media dell’aria tende a scaldarsi più velocemente e quindi l’irruzione fredda trova maggiore scarto termico e dunque, ormai in qualsiasi stagione dell’anno, tende ad acuire i fenomeni.

L’evoluzione per la prima metà del mese di giugno pare non mutare troppo. Non ci sarà una invasione franca dell’anticiclone, il quale dovrebbe però riuscire a garantire stabilità sulle regioni meridionali, e ciò favorirà l’avvicendarsi di giorni caldi e assolati con giorni variabili e intramezzati da forti temporali, specie pomeridiani o notturni. Tale scenario sarà proprio come sempre delle zone alpine, prealpine e appenniniche, mentre l’instabilità più di rado darà luogo a fenomeni sulle pianure e sulle coste. Egualmente ci sarà maggiore prevalenza di bel tempo sulle aree adriatiche rispetto alle tirreniche. Il tutto all’insegna del caldo estivo comunque, forse non straordinario ma comunque importante. Dunque fuori il costume e tutti ai seggi.   

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