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Scritto da nel Arte e Spettacolo, Numero 105 - 1 Dicembre 2013 | 0 commenti

La mostra di Escher a Reggio Emilia

La mostra di Escher a Reggio Emilia

Nella prestigiosa sede di Palazzo Magnani fino al 23 febbraio si possono ammirare  130 opere di questo straordinario artista.
Da quando lo conobbi circa quaranta anni fa non posso mancare di restare stupito di fronte alla Cascata (1961), nella quale il percorso impossibile dell’acqua mi lascia sempre a bocca aperta.
In questa esposizione è particolarmente evidenziato l’aspetto matematico delle trasformazioni e delle simmetrie che abbondano nella sua opera, essendo il comitato scientifico coordinato dal famoso prof. Piergiorgio Odifreddi e comprendente anche il prof. Luigi Grasselli, ordinario di Geometria e pro-rettore dell’Università di Modena e Reggio Emilia
La mostra presenta la produzione dell’incisore e grafico olandese, dai suoi esordi alla maturità, raccogliendo ben 130 opere provenienti da prestigiosi musei, biblioteche e istituzioni nazionali – tra i quali la Galleria d’Arte Moderna di Roma, la Fondazione Wolfsoniana di Genova ecc. – oltre che da importanti collezioni private. A Palazzo Magnani sono riunite xilografie e mezzetinte che tendono a presentare le costruzioni di mondi impossibili, le esplorazioni dell’infinito, le tassellature del piano e dello spazio, i motivi a geometrie interconnesse che cambiano gradualmente in forme via via differenti.
Le prime ricerche testimoniate da opere come Ex libris (1922), Scarabei (1935); le grafiche suggestionate dai paesaggi italiani Tropea, Santa Severina (1931) dove Escher struttura lo spazio; Metamorfosi II (1940) una delle più lunghe e suggestive xilografie a quattro colori mai realizzate per narrare una storia per immagini, in cui una scena conduce a quella successiva attraverso una sottile e graduale mutazione delle forme; le figure impossibili di Su e giù (1947) e di Belvedere (1958); le straordinarie tensioni dinamiche tra figura e sfondo nei fogli come Pesce (1963).
Accanto alle sue celebri incisioni – in mostra capolavori assoluti come Tre sfere I (1945), Mani che disegnano (1948), Relatività (1953), Convesso e concavo (1955), Nastro di Möbius II (1963) – sono presentati anche numerosi disegni, documenti, filmati e interviste all’artista che mirano a sottolineare il ruolo di primo piano che egli ha svolto nel panorama storico artistico sia del suo tempo che successivo.
Affiancano l’esposizione opere di altri importanti autori – ispiratori, coevi e prosecutori – per comprendere come le scelte di Escher siano in consonanza con una visione artistica che attraversa i secoli, con una consapevolezza maggiore o minore che, talora, risponde ad esigenze diverse, ma che parte dal Medioevo, interseca Dürer, gli spazi dilatati di Piranesi, passa attraverso le linee armoniose del Liberty (Secessione Viennese, Koloman Moser) e si appunta sulle avanguardie del Cubismo, del Futurismo e del Surrealismo (Dalì, Balla). Fra queste alcune opere di Oscar Reutersvärd, tre delle quali prestate da un mio caro amico: la sua collezione privata è collocata a Bogotà (dove effettivamente vive con la moglie), ma quelle sono … a Lido Adriano e la settimana precedente la mia visita alla mostra  ho potuto vedere il vuoto lasciato nella loro parete originale.
Una doglianza infine: Escher nel 1937 visse a Savona e riprodusse in una famosa xilografia (Natura morta e strada) da un palazzo una via,  purtroppo entrambi sono stati cancellati dai bombardamenti del 1943. Lui la definì una delle sue opere preferite e presenta un notevole gioco di prospettiva. Di questo passaggio per la città ligure non vi è traccia nel pannello dedicato ai suoi viaggi in Italia!
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