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Scritto da nel Numero 153 - 1 Luglio 2018, Scienza | 0 commenti

Una nuova identità

Una nuova identità

Considerato per decenni il più remoto pianeta del sistema solare, nel 2006 Plutone subì l’ onta del declassamento a pianeta nano da parte dell’ Unione Astronomica Internazionale. Una retrocessione poco gradita agli astronomi americani, che si videro privati dell’ unico pianeta scoperto da un loro connazionale, Clyde Tombaugh nel 1930.

Dopo discussioni e polemiche fra favorevoli e contrari, sembrava che presso l’ opinione pubblica il corpo celeste fosse caduto in una sorta di oblio. Un destino analogo a quello toccato alla Luna con la fine del programma Apollo.

In realtà la ricerca non si è mai fermata e l’ ex nono pianeta del sistema solare non ha mai smesso di suscitare interesse fra gli astronomi. Anzi, le informazioni fornite dalla sonda della Nasa New Horizons, che nel luglio del 2015 ha sorvolato Plutone, prima di inoltrarsi nella regioni più esterne del sistema solare, potrebbero aprire nuove prospettive sull’ origine del pianeta nano.

I ricercatori del Southwest Research Institute del Texas, analizzando i dati  trasmessi da New Horizons, hanno scoperto che la superficie di Plutone è quasi interamente formata da azoto ghiacciato.

In particolare è stata osservata la composizione del ghiacciaio Sputnik Planum, un enorme cratere plutoniano a forma di cuore, che si è rivelato ricchissimo di azoto.

Una caratteristica che differenzia il corpo celeste dagli altri pianeti del sistema solare. Questi hanno avuto origine dalla condensazione della nube primordiale di gas e polvere da cui è nato anche il Sole. Nube che era ricca di elementi come idrogeno, elio, ossigeno, silicio e ferro, che sono i componenti principali dei pianeti, ma dove pare che l’ azoto fosse pochino.

L’ elemento così diffuso su Plutone deve aver avuto quindi un’ altra origine. I ricercatori hanno trovato una possibile risposta nel lavoro compiuto dalla missione Rosetta, che per la prima volta ha permesso agli scienziati di toccare e studiare il suolo di una cometa, la 67P/Churyumov-Gerasimenko. Su questo corpo celeste l’ azoto è presente in grandi quantità, come nei ghiacciai di Plutone.

Secondo Christopher Glein, coordinatore del team di ricerca: ” C’è coerenza tra la quantità di azoto stimata dentro il ghiacciaio e quella che ci si aspetterebbe se Plutone fosse stato formato dall’insieme di circa un miliardo di comete o altri oggetti della fascia di Kuiper, che hanno una composizione chimica simile a quella della cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko, studiata da Rosetta. ”

Questi antichissimi corpi celesti sono però ricchi di acqua e ossido di carbonio, che su Plutone scarseggiano. Ma Glein ha una risposta per questa apparente contraddizione: “ I dati raccolti da New Horizons rivelano che sotto la superficie di Plutone potrebbe esserci un vasto oceano di acqua liquida, che potrebbe aver reagito con l’ ossido di carbonio, formando CO2, che si è poi disciolta nel liquido. “

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