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Scritto da nel Numero 172 - Archivio 2023, Scienza | 0 commenti

Vite spericolate

Vite spericolate

 

L’ ultima in ordine di tempo è stata la cometa Nishimura, ma sono numerosi i corpi celesti che si avventurano in contatti ravvicinati, spesso fatali, con il sole.

Se su alcuni di loro cala il sipario, altri riescono a proseguire la loro orbita anche se un po’ malconci.

È il caso di Nishimura, dal nome dello scienziato giapponese che l’ha scoperta  lo scorso agosto mentre puntava decisa verso il sole, che nel passaggio radente la nostra stella ci ha rimesso la coda. Dopo essere sopravvissuto all’ infuocato incontro, il corpo celeste ha continuato la sua lunghissima orbita che lo porterà al prossimo rendez-vous solare fra più di 400 anni.

Anni prima, 2011, un’ altra cometa, la Lovejoy, si rese protagonista di un transito da brividi vicino al sole, uscendone quasi illesa. Il corpo celeste si tuffò nella corona solare, percorrendo 140.000 chilometri a una temperatura superiore a un milione di gradi centigradi.

Secondo alcuni astronomi, il miracoloso passaggio di  Lovejoy sarebbe stato possibile grazie alla crosta più coriacea del suo nucleo che gli avrebbe consentito di resistere al calore e alla gravità solari.

Il primo caso documentato di suicidio cometario è datato 1979, quando la cometa 1979 XI Howard-Kooman-Michels si vaporizzò precipitando sul sole.

Se nel passato questi eventi erano visibili solo agli astronomi, ora la rete è in grado di documentarli e metterli a disposizione di tutti.

Nel 2013 la corsa della cometa Ison verso il Sole diede il via a una vera e propria campagna osservativa.

A novembre di quell’ anno il telescopio spaziale SOHO (SOlar and Heliospheric Observatory)  riprese in diretta la fine del corpo celeste, disgregato dal calore e dalle possenti forze di marea della nostra stella.

La collisione che ha mozzato la coda a Nishimura è stata ripresa dalla telecamera installata a bordo della sonda Solar Terrestrial Relations Observatory (STEREO-A) della NASA. Nel video, realizzato dal

Naval Research Laboratory di Washington e disponibile sul web,  è visibile la colonna di plasma solare che raggiunge la cometa e colpisce  la sua coda staccandola completamente.

Questi corpi celesti spericolati appartengono in gran parte alla cosiddetta “famiglia di Kreutz”. Secondo alcune ipotesi, le comete radenti avrebbero avuto  origine dalla frantumazione di una colossale cometa  durante il suo primo passaggio nel  Sistema Solare interno.

Grazie alla posizione privilegiata, orbita a un milione e mezzo di chilometri dalla Terra, SOHO nei suoi quasi 30 anni di attività, è stato lanciato nel 1995,  ha scoperto più di  1.400 comete radenti di Kreutz. La maggior parte di loro ha concluso il suo viaggio nei pressi del sole.

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