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Scritto da nel Numero 164 – Autunno 2020 – 20 e non più 20, Scienza | 0 commenti

Di nuovo sulla breccia

Di nuovo sulla breccia

Dopo quasi mezzo secolo di oblio mediatico la Luna sta tornando a far parlare di sé. E’ di poche settimane fa la scoperta, ad opera del telescopio Sofia, di depositi d’ acqua annidati in alcuni recessi del satellite terrestre.
Sofia, acronimo di Stratospheric Observatory for Infrared Astronomy, è un telescopio di due metri e mezzo di diametro che da dieci anni esplora l’ universo alle frequenze dell’ infrarosso. Si tratta di uno strumento particolare, la sua peculiarità sta nell’ essere installato a bordo di un Boeing 747, che lo trasporta in giro per il mondo a compiere le sue osservazioni nella stratosfera, a 13.000 metri di altezza. A quella quota il cielo è quasi completamente libero dal vapore acqueo terrestre che potrebbe ostacolare il lavoro del telescopio. Nonostante le numerose scoperte che ha reso possibili, Sofia è stato oggetto di aspre critiche per gli alti costi operativi, ma con lo scoop lunare potrebbe aver segnato un punto importante per la sua permanenza in servizio.
L’ acqua è stata individuata nel cratere Clavius, uno dei più grandi della Luna e ben osservabile dalla Terra. Si trova infatti nella parte sud-occidentale dell’ emisfero lunare visibile. Se come sembra dalle prime analisi dei dati raccolti, il prezioso liquido è disponibile sul nostro satellite in buona quantità, molti ricercatori vedono aprirsi nuovi scenari. Nel 2024 è già previsto il ritorno dell’ uomo, insieme alla prima donna, sul corpo celeste, ma i progetti vanno già oltre, verso l’ installazione del primo insediamento umano sul nostro satellite. Non solo, dall’ acqua lunare sarebbe possibile ricavare l’ idrogeno necessario a fornire il combustibile per il lancio di vettori verso Marte.
L’ attesa perchè la Base Alpha della famosa serie TV Spazio 1999 diventi realtà non sarà comunque breve, ma in casa dell’ ente spaziale americano si respira molto ottimismo, come traspare dalle parole di Paul Hertz, direttore della Divisione Astrofisica: «Avevamo indicazioni che molecole di H2O, che conosciamo normalmente come acqua, potessero essere presenti. Ora sappiamo che è lì. Questa scoperta pone nuove sfide circa la nostra comprensione della superficie lunare e pone domande affascinanti riguardo risorse utili all’esplorazione dello spazio profondo».
Al di là dell’ entusiasmo per la scoperta, non mancano le incognite sulle possibilità pratiche di sfruttare le riserve idriche lunari. Secondo le stime l’ acqua intrappolata è contenuta in una superficie di circa 40.000 chilometri quadrati, quasi due volte l’ Emilia Romagna, ma la sua densità sembra essere l’ equivalente di una lattina da 33cl sulla superficie di un campo da calcio, meno di quella presente nel più arido deserto terrestre. Estrarla non sarà uno scherzo, come il trasporto e l’assemblaggio degli impianti necessari.
Enrico Roncarati

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