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Scritto da nel Numero 166 – Primavera 2021 - Resilienza, Scienza | 0 commenti

Rusco spaziale

Rusco spaziale

 

Lo spazio è sempre stato una notevole fonte di ispirazione per gli sceneggiatori cinematografici. Oltre che da una moltitudine di creature extraterrestri, dal tenero E.T. al letale Alien, il genere è stato alimentato da copioni catastrofici dove asteroidi o comete in caduta libera puntavano dritti sul nostro pianeta minacciando di distruggerlo, basta ricordare due pellicole cult come Deep Impact e Armageddon.

Del resto fin dalla sua turbolenta nascita la Terra è stata più volte bersaglio di altri corpi celesti. Una teoria sostiene che la Luna sia nata da materiale terrestre staccatosi dopo la collisione fra il nostro pianeta e un oggetto spaziale. Un dato reale è il colossale cratere di Tunguska, in Siberia, originato dalla caduta di un grosso meteorite, o forse di una cometa, agli inizi dello scorso secolo.

Il progresso scientifico oggi permette agli astronomi di monitorare il cosmo, calcolando le traiettorie di quei corpi celesti potenzialmente pericolosi per il nostro pianeta.

A volte però capita che qualche apprensione sia causata da oggetti che in cielo ce li abbiamo mandati noi e, come un boomerang, si rendono protagonisti di ritorni inaspettati.

E’ il caso del razzo cinese Lunga Marcia 5B, un vettore utilizzato per la messa in orbita di satelliti, che lo scorso marzo ci ha rimandato indietro, in maniera imprevista il suo secondo stadio.

L’ oggetto, un cilindrone di cinque metri di diametro per trenta di lunghezza, del peso di venti tonnellate, non è il primo caso di rientro incontrollato, nel 2018 era stata la stazione spaziale cinese a rendersi protagonista di un ritorno inatteso.

In entrambi in casi non ci sono state fortunatamente conseguenze. Il componente di Lunga Marcia 5B è rientrato nell’atmosfera sull’Oceano Indiano, al largo delle isole Maldive, senza fare danni.

Scampato il pericolo, resta il fatto che il cielo sopra la Terra stia diventando un luogo piuttosto affollato. Migliaia di satelliti, funzionanti o meno, orbitano sulle nostre teste, ma non solo. Lo scorso marzo dalla Stazione Spaziale Internazionale è stato rilasciato un container con quasi tre tonnellate di batterie esauste, che vagherà nello spazio per qualche anno, prima di finire vaporizzato.

Ultimamente i rifiuti spaziali stanno diventando un vero problema. Oltre ai relitti di satelliti, se ne stimano circa 8.000, ci sono componenti di razzi e una miriade di detriti originati dalle collisioni fra questi oggetti alla deriva. Oggetti spesso di piccole dimensioni che non rappresentano un rischio per le teste terrestri, a contatto con l’ atmosfera vengono inceneriti.

Ma nello spazio sono dei proiettili che possono diventare molto pericolosi per gli astronauti. Un frammento di pochi centimetri è in grado di danneggiare seriamente una navicella. Tornando in ambito cinematografico, il film Gravity ha tratto spunto da un evento del genere.

Qualche soluzione è già all’ orizzonte. Come il satellite Remove Debris (rimuovi detriti), dotato di una rete che può essere lanciata e catturare i frammenti vaganti.

 

 

 

 

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