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Scritto da nel Numero 107 - 1 Marzo 2014, Scienza | 0 commenti

Un nome è per sempre

Un nome è per sempre

Compresa fra le orbite di Marte e Giove, la fascia degli asteroidi si è rivelata col tempo una regione molto più frequentata di quello che ci si sarebbe aspettato.

Già dal XVII° secolo gli astronomi si erano accorti che il quell’ area c’ era un vuoto inatteso e si misero alla ricerca del pianeta mancante.

Nell’ 800 la scoperta dei primi quattro asteroidi, Cerere, Vesta, Pallade e Giunone, contribuì ad alimentare il mito del pianeta scomparso.

Un’ idea che non ha avuto seguito, soppiantata dall’ ipotesi che gli asteroidi, o pianetini per chi preferisce il vezzeggiativo, siano materiale primitivo che non si è agglomerato in un pianeta. Uno scenario superato a sua volta da un modello più dinamico che ipotizza per gli asteroidi una vita piuttosto turbolenta, fatta di frequenti rimescolamenti, dovuti sia ai moti dei pianeti giganti che a impatti e alterazioni delle orbite per effetti termici o gravitazionali.

La caratteristica principale di questi corpi celesti è la variabilità, sia in forma e dimensioni che nella composizione chimica e geologica.

Il primo gennaio del 1801 l’astronomo Giuseppe Piazzi dall’osservatorio di Palermo scoprì

Il maggiore dei fratelli questa numerosa famiglia, battezzandolo col nome della dea delle messi, Cerere.

Il progresso delle tecniche  di osservazione  ha fatto lievitare il loro numero, nel 1923 si era arrivati a mille asteroidi individuati, alla fine del secolo scorso erano più di diecimila.

Una volta individuato, l’ asteroide viene catalogato con un numero quando la sua orbita è sufficientemente nota da permettere di poterlo ritrovare.  Di pari passo con questa fredda contabilità ha preso piede la prassi di identificare il corpo celeste anche con un nome.

Nell’ anagrafe cosmica la mitologia ha spesso fatto la parte del leone e gli asteroidi non fanno eccezione.

Alcuni di questi corpi celesti che si muovono in un punto di equilibrio del sistema gravitazionale Sole-Giove, formano il cosiddetto gruppo Troiano. Sono infatti stati  battezzati con i nomi dei personaggi protagonisti del poema omerico.

Achille. Ettore, Patroclo ed Enea, per citare i più famosi, orbitano insieme, finalmente riappacificati, nello spazio.

Progressivamente, quando i riferimenti mitologici hanno iniziato a scarseggiare, si è passato a nomi moderni e qui gli scopritori hanno cominciato a sbizzarrirsi con la fantasia. Ci sono asteroidi che portano nomi di stati, piante, dolci, università, persino una compagnia di navigazione e non mancano ovviamente persone più o meno famose.

Tanto per citarne alcuni il 2362 si chiama Mark Twain, il 2675 Tolkien, il 8749 Beatles, il 7934 Sinatra e l’13070 Sean Connery.

Il nome dell’ asteroide 250, originariamente Palisa, fu addirittura messo all’ asta dal suo scopritore, evidentemente dotato di uno spiccato senso del businnes. Per 50 sterline il barone Albert von Rotschild, si aggiudicò il diritto di battezzare il corpo  celeste, cui diede il nome della moglie, Bettina.

Il più recente è il battesimo dell’asteroide 261690 da parte dell’ Unione Astronomica Internazionale che, su indicazione di Jean-Claude Merlin, l’ astronomo francese scopritore del corpo celeste, gli ha dato il nome del regista e scrittore cileno Alejandro Jodorowsky.

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