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Scritto da nel Numero 115 - 1 Dicembre 2014, Scienza | 0 commenti

Il regno di Rusconia

Il regno di Rusconia

C’era una volta nel millenario regno di Rusconia un’appendice alla periferia del capoluogo in cui nei secoli precedenti venivano sotterrati gli scarti delle lavorazioni degli animali macellati e dunque ossa, liquami, pelli. All’epoca molti degli abitanti erano ancora dediti alla caccia e quindi, oltre alle carni che oggi consideriamo nobili e che già venivano allevate, vi erano anche i resti degli animali selvatici che venivano abbattuti per le più disparate ragioni e le loro relative nauseabonde frattaglie. Perché se del maiale da sempre non si butta via niente, diversa è la “trasformazione” integrale di uno scoiattolo anziché di un orso. L’area in cui si era consolidata tale animalesca discarica era inizialmente appena fuori dal borgo ma l’evoluzione demografica e l’arrivo di manodopera affamata dai vicini regni di Immigrazia e di Bellicisia avevano accresciuto del doppio e del triplo la popolazione del capoluogo del regno. E di conseguenza fu necessario costruire nuove abitazioni espandendo l’urbanizzazione e finendo per conglobare la discarica dentro la cittadina, anche quando ormai essa era satura e non veniva più utilizzata.

I neoresidenti cominciarono ben presto a lamentare il puzzo maleodorante che proveniva dalle fondamenta delle loro casette in pietra e legno ed i bambini che giocavano nei campi d’erba spesso si imbattevano in zanne di cinghiali, in corna di buoi, in altre oscenità brulicanti di vermi.

Quando i cortigiani e le milizie riportarono al re il contenuto delle proteste, culminate nell’accensione di fuochi sulle macerie emergenti, essendo egli un sovrano illuminato ma anche preoccupato di una trama che aleggiava a palazzo e che rischiava di concretarsi in un colpo di mano del perfido cugino, si preoccupò seriamente e impedì la repressione, cercando soluzioni che rabbonissero i cittadini di quel territorio e che non finissero per trasformarli in sostenitori del pretendente al trono.

Una notte gli venne in sogno San Remo il quale gli suggerì di inondare di fiori la zona ed il re così fece. Carrettate di bulbi di ortensie, camelie, azalee, rose vennero fatte convergere dalle terre più fertili del regno all’ex area discarica. Alacri giardinieri cominciarono quindi ad abbellire le stradine del rione. Ed anche l’occhio ebbe a trovare soddisfazione.

Quindi la protesta si assopì, scivolò per qualche anno sotto traccia ma era destinata a rinfocolarsi in breve. Il regno di Rusconia era spazzato sempre da forti venti occidentali e dunque il profumo dei fiori poteva mascherare solo parzialmente il repellente puzzo, in quanto nella maggior parte dei giorni esso esalava altrove la sua fragranza, finendo paradossalmente per traguardare proprio il palazzo reale e le sue prospicienti fortificazioni. Ben presto delegazioni di cittadini imbufaliti presero a recarsi a palazzo manifestando la propria contrarietà ad abitare quella zona.

Nel frattempo era scoppiato un ulteriore bubbone: la rapida evoluzione ed il relativo imborghesimento del capoluogo aveva aumentato a dismisura la produzione di carne. La caccia diveniva attività di nicchia e gli allevamenti finirono per occupare gran parte della popolazione, specie in un’epoca in cui ancora non si conoscevano le parole azotemia, gotta e proteinuria. Dopo la chiusura della vecchia discarica e la tombatura dell’area per costruirvi le nuove case si era pensato di spargere le scorie della macellazione lungo tutto il versante montuoso e ricco di boschi che interessava la parte sud del regno di Rusconia. D’altro canto non vi era stata strategia nella scelta di ammassare quei rifiuti tutti concentrati; semplicemente era consuetudine e comodità il fatto di averli accentrati. Sparsi per il territorio per qualche tempo non avevano costituito più un problema eminente. Con il boom della produzione però era necessario trovare nuovi siti specifici ma la cittadinanza del capoluogo sapeva ormai cosa significava viverci nei pressi e si opponeva a priori.

Il re era sempre più disorientato e in difficoltà sino a che una notte gli venne in sogno San Dokan, un santo originario del regno di Jugoslavia, sebbene si dice avesse una strana inflessione che oggi chiameremmo partenopea, regno che peraltro ebbe poi a vivere una assurda guerra interetnica che lo dissolse in tanti staterelli. Il santo era però da sempre venerato anche in Rusconia nonostante venisse considerato particolarmente fumantino. Questi suggerì al re di vendere l’area incriminata a dei mercenari stranieri che da un pò di tempo in cambio di oro vendevano una strana polvere magica in tutti i regni del continente, ed anche in Rusconia, e i quali potevano, grazie alle loro ampie finanze, trasformare quel rione in un centro di benessere termale, provvedendo contestualmente a smantellare il terreno sottostante che a pezzi sarebbe stato trasportato dai loro carri che partivano alle volte dei regni più potenti della terra, insieme a quei sacchi di polvere bianca che avrebbe fatto inebriare i potenti, inducendoli a produrre sempre più oro, dando vita così ad un circolo vizioso infinito.

Il re così fece e mai si interessò dove finirono i resti animali che per secoli i suoi sudditi avevano sotterrato. I cittadini vennero spostati in un rione nuovo di zecca con le pietre più resistenti, scelte con cura nel regno di Sassonia, da emissari del re, che ormai avevano imparato dai mercenari a fare affari fuori dai confini patrii, e con i legni migliori provenienti dal regno di Ikea. Il nuovo rione venne battezzato come il vecchio, anche per un fattore nostalgico, La Monnezza 2 e venne reso il gioiello periferico del capoluogo.

I cittadini dopo qualche iniziale mugugno furono assai felici di quel nuovo insediamento, i lavoratori degli allevamenti ricominciarono a produrre con ancor più virulenza tanto c’era questa sorta di clan che gestiva lo smaltimento dei rifiuti prodotti e la dinastia monarchica vide proseguire per secoli la sua reggenza tramandata di padre in figlio.

Insomma nel regno di Rusconia tutti vissero felici e contenti e nessuno si fece gabbare dai sensazionalismi di qualche ficcanaso che voleva capire meglio come funzionava il ciclo delle scorie e come era accaduto che un bel giorno l’aria era divenuta così respirabile…almeno a livello olfattivo.

Quanto all’aria atmosferica invece al nord comincia a diventare pesante. Complice un periodo di relativa stabilità sui bacini orientali che ha impedito il ricircolo dell’aria, l’ultima settimana del mese ha visto in Padania alternarsi rovesci piovosi nel settore occidentale e foschie dense e nebbie in quello orientale, il tutto all’insegna dell’assenza di vento e dell’accumulo di inquinanti. La Liguria ed il basso Piemonte come tutta l’area tirrenica centrale hanno ricevuto nuovamente grossi quantitativi di acqua, seppure non come nelle settimane precedenti, per il lento approssimarsi di una perturbazione atlantica che aprirà il nuovo mese di dicembre con una irruzione completa sulla penisola. Dunque giorni assai piovosi all’insegna dello scirocco e con ancora molto caldo, persino anomalo al di sotto degli Appennini se si pensa che sono stati appena registrati i picchi isolani di 28-30° diffusi, sino al record assoluto novembrino di 33° a Capaci, località tristemente nota del palermitano.

Dal 4-5 circa del mese la perturbazione avrà ormai abbandonato definitivamente il nord Italia, che patirà anche assai poco il calo termico previsto, in quanto l’azione sciroccale qui è solo accennata. E venti freddi da nord non paiono intravedersi all’orizzonte. Quindi temperature in linea con le medie stagionali e spazio forse per maggiore soleggia mento. Il centro-sud invece vedrà un tracollo delle temperature ma solo per l’eccesso di partenza; anche qui si tornerà in media e il tempo sarà più instabile. Instabilità che dovrebbe appunto durare più a lungo. Eccezion fatta per uno dei 3-4 modelli principali non si prospetta più un irruzione dall’artico per il ponte dell’Immacolata ed il flusso dovrebbe rimanere zonale, da ovest, con una sorta di lacuna barica sullo stivale. Insomma giornate autunnali, fra il grigio ed il noioso. Ma che proprio nel martoriato nord-ovest potrebbero risultare anche particolarmente gradevoli. Infine il 12 del mese si prospetta una giornata splendida su tutta la nazione con il sole che illuminerà i volti di chi per un giorno scorazzando per le vie dei centri storici dirà ancora una volta “scusate se vorrei lavorare dignitosamente”.

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