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Numeri in mostra a Roma

L’imperativo di incassare entro il 28 febbraio un biglietto gratuito di Frecciarossa con i punti accumulati dalla apposita Fidelity Card delle Ferrovie, mi ha costretto a vincere la mia pigrizia e di organizzare un blitz a Roma per vedere la mostra “Numeri, tutto quello che conta da zero a infinito” al Palazzo delle esposizioni fino al 31 maggio 2015.

Arruolato mio fratello, con la prospettiva di pranzare con sua figlia che lavora a Roma, siamo partiti alle 7.43 per arrivare alle 9.40 (SIC meno di due ore! una cosa incredibile) fermando a Firenze Campo di Marte invece che Santa Maria Novella, con un treno pieno come un uovo.

Due passi per raggiungere via Nazionale (più avanti ha sede la Banca d’Italia) e ci siamo immersi in una mostra … di numeri, come promette il titolo.

Una sala quindi è dedicata al pgreco, una alla e ecc. ecc. cioè sono in mostra proprio i NUMERI come promette il titolo della mostra.

Naturalmente la prima è dedicata a contare le pecore, come faceva l’uomo primitivo, anche se non necessariamente a dieci per volta!

L’idea di fondo è mostrare i numeri nella loro duplice essenza: da una parte sono oggetti naturali e utili, che il cervello umano è predisposto naturalmente a trattare e di cui la società ha continuamente bisogno per quantificare; dall’altra sono oggetti artificiali e sociali, costruzioni teoriche con implicazioni linguistiche e culturali che hanno viaggiato nel tempo e nello spazio. I numeri non sono solo l’alfabeto di ogni discorso scientifico ma, da sempre, esercitano un fascino profondo sul pensiero filosofico e teologico, sulle arti, le parole, l’architettura, la musica.

Il percorso di scoperta parte dal cervello, naturalmente predisposto a manipolare numeri e quantità. Dopo aver afferrato l’idea di numero, il passaggio successivo è quello di dare un nome alle cose e di scriverle: viene mostrato come “contare” e “registrare” si sono evoluti e come siano diversi da luogo a luogo e questo è proprio curioso!

Interessanti gli strumenti di calcolo, pensati e costruiti, dagli uomini di ogni epoca, a partire dal peruviano Quipu  in cotone  del quindicesimo secolo, passando dai pallottolieri (che negli anni sessanta erano ancora di uso comune nei negozi dell’URSS)  e  si arriva alle celeberrime Divisumma della Olivetti: in mezzo anche una calcolatrice a manovella come quella che mio padre  aveva sul tavolo in ufficio dietro la scrivania, messa in pensione dalla nuova elettrica, e io mi divertivo ad usare mentre lo aspettavo quando andavo da lui.

In altre sale, si passa dai numeri «puri» a quelli «applicati», cioè a quelli che ci consentono di misurare, si parte dalle unità di misura (nella vita di ogni giorno, in medicina, in economia) che non sono solo quelle alle quali siamo abituati, ma anche tante altre mai sentite per arrivare alle costanti fondamentali dell’universo e  a una montagna di  numeri dinamici che caratterizzano la nostra società che chiude l’esposizione.

Numerose sono le animazioni e  i giochi elettronici, purtroppo spesso assediati da torme di studenti di ogni ordine e grado, consiglio pertanto la visita nelle ore di pranzo, altrimenti si rischia di perdere qualcosa! Maggiori informazioni nel sito:

http://www.palazzoesposizioni.it/categorie/mostra-numeri

Ritorno alla Stazione Termini passando per il Colosseo, i Fori Imperiali e la splendida vista che si ha dalle terrazze dell’Altare della Patria, una bella passeggiata ha concluso la scampagnata romana.

Rientro altrettanto veloce, senza neppure fermare a Firenze dalle 18.30 siamo arrivati alle 20.25!

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