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Scritto da nel Internazionale, Numero 123 - 1 Ottobre 2015 | 0 commenti

Il metodo del canguro

Il metodo del canguro

In principio i migranti venivano dal mare. Dalle coste nordafricane salpavano barche e barconi cariche di disperati, fuggitivi, sognatori, tutti vittime di trafficanti senza scrupoli. La loro accoglienza era in mano ai paesi di frontiera: Italia, Spagna e Grecia.

Poi arrivarono i profughi siriani, via terra…e quello dei migranti divenne un problema europeo.

Da quando il mondo esiste, l’immigrazione sommata a una crisi economica, provoca un effetto assedio che stimola nelle persone sentimenti ostili, bassi e il più delle volte beceri.

In questi anni abbiamo assistito a dichiarazioni di politici, talk show e vox populi che hanno confermato la regola. Uno dei mantra più in voga, prevalentemente nel popolo di destra, è “Facciamo come gli Australiani!!!”

Al di là delle distorsioni, speculazioni e populismo, come affronta effettivamente il fenomeno dell’immigrazione l’Australia?

Con la politica del “Sovereign Borders”, portata avanti dal 2013 dal Governo di Centro Destra di Tony Abbott, tutti i migranti che arrivano in Australia illegalmente (senza visto) via mare vengono respinti o deportati, senza fare eccezioni tra “famiglie, bambini, bambini non accompagnati”, donne, anziani, malati, adulti.

Il respingimento può avvenire via nave tramite abbordaggio e rimorchio fino ad acque territoriali di partenza (in molti casi con la violazione della sovranità di altri paesi, come l’Indonesia) oppure attraverso l’invio dei migranti nei centri di detenzione temporanea sia in territorio australiano sia all’estero (a Nauru o in Papua Nuova Guinea).

Il problema di questi respingimenti è nei costi, altissimi, ma soprattutto nei controlli insufficienti in merito al diritto di asilo dei migranti. Il trattamento per i “deportati” non è dei migliori: il centro di detenzione di Nauru, gestito da privati, è sotto accusa. Una commissione del Senato australiano ha valutato le condizioni del centro “insostenibili”: muffe all’interno dei tendoni che ospitano i migranti, infezioni agli occhi e alla pelle, difficile accesso ad acqua pulita, angherie di vario tipo su donne e bambini…

Nell’ambito della campagna mediatica del “No Way” voluta dal Governo, è emblematico il video nel quale il Generale Angus Campbell, comandante dell’operazione “Sovereign Borders”, illustra perché “You will not make Australia home”: impassibile, serio e crudele, tanto da assomigliare a un ottuso villain del wrestling.

Si può usare il metodo australiano in Italia ed Europa? I numeri contano: la sorveglianza marittima e abbordaggi sono costati al Governo australiano 342 milioni di dollari tra il 2013 e il 2014; la missione italiana “Mare Nostrum” 114 milioni di euro; la missione “Triton”, finanziata dall’Agenzia Europea Frontex, 3 milioni di euro al mese.

In Australia sono arrivati nel 2013 poco più di 20 mila immigrati irregolari, in Italia più di 40 mila (170 mila nel 2014), con “Mare Nostrum” che ha salvato più di 100 mila persone.

Ma la sostanziale differenza tra lo scellerato metodo australiano e l’approccio europeo sta nel fatto che la priorità della Marina australiana è fermare ad ogni costo le navi, non salvare vite umane.

La differenza non è tra due visioni politiche, ma tra differenti visioni del mondo e della vita.

La paura genera mostri, la compassione solidarietà.

 

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